Guzzanti irride i comici orfani di Silvio

È un’Italia cinica, cialtrona, corrotta, volgare, paracula e grottesca quella che disegna Corrado Guzzanti in Aniene2 - Tanto rigore per nulla (SkyUno, giovedì, ore 21,10). Con il talento che si ritrova, gli bastano pochi personaggi per tratteggiare un Paese sospeso tra il sollievo per la fine del berlusconismo e il fondato timore che l’èra dei tecnici possa rivelarsi letale. Mentre oscilliamo tra l’approvazione per l’austerità e la rivolta sociale, c’è chi non si è accorto di nulla e perpetua affari e intrighi. E Aniene, mezzo uomo e mezzo superuomo, non ce la fa a dare la linea perché anche lui è assalito dai dubbi. Causa crisi, Lorenzo è tornato a vivere dalla madre e sbarca il lunario scippandole la pensione quando va a ritirarla alle poste. Ma soprattutto arrotonda facendo i palinsesti di La7 («Lilli Grubber spostala su ’a fascia, coso quant’ha fatto de shame? Due e mezzo? Che è, ’a pressione de ’e gomme? E nun lo pagà...»). Monsignor Pizarro è l’autore della lettera che annuncia l’assassinio del Papa a settembre, ma è tutta una fiction. Un presunto Tremonti parla di solidarietà sociale. Questa gente non s’è accorta del cambio d’epoca che il conduttore un po’ tonto vuol trasmettere ai suoi ospiti. Il personaggio è un filo didascalico, ma indispensabile per dare i tempi delle gag. Ogni tanto però ne azzecca una. Prima c’era una destra casinara che stava sempre in tv. Ora c’è la destra vera che parla poco e spara molto come Clinton Eastwood. Monti? È sobrio solo perché regge meglio l’alcol. Chi soffre davvero sono i comici antiberlusconiani, irriducibili come Rambo dopo il Vietnam. Se Berlusconi avesse avuto a cuore il bene dell’Italia non se ne sarebbe andato di colpo. Il reduce è inconsolabile perché abbandonato da tutti, Celentino (chi sarà?) compreso. Nemmeno i partiti e i giornali amici se lo filano più, una volta bastava un gioco di parole da scuola elementare e citare a sproposito Pasolini per finire in prima pagina... Rambo è la novità più azzeccata dello show, il tipo che meglio fotografa il cambio di scena e gli «orfani di Silvio» di cui si è tanto scritto. Ma Guzzanti esaspera i tic, estremizza i vizi. A volte può risultare autoreferenziale. Però, quando maramaldeggia sulla satira come missione, spacca.