Guzzanti: "Vogliono colpire la commissione Mitrokhin"

Il senatore di Forza Italia attacca: "L'onorevole Andrea Papini altera la realtà". E poi sul caso Scaramella: "Sono soltanto pazzesche fabbricazioni contro di me e contro la Commissione parlamentare che doveva far luce sui legami tra Kgb e Italia"

Roma - «Come tutti sappiamo, fare ipotesi sul passato del professor Prodi porta sfortuna: Trofimov è stato ucciso, Litvinenko anche, e Scaramella è in galera mentre vengono dispiegate nuove pazzesche fabbricazioni contro di me dal giornale che sta pilotando tutta l'infame montatura volta a colpire non Scaramella, ma i risultati della Commissione bicamerale parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin e l'intelligence italiana».

Lo afferma Paolo Guzzanti, l'ex presidente Fi della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Mitrokhin, denunciando che “l'onorevole Andrea Papini altera la verità dei fatti quando afferma che io avrei usato in campagna elettorale le informazioni provenienti da Mario Scaramella, cosa che ritiene di documentare citando una mia dichiarazione del 5 aprile scorso. Quel giorno, infatti, io ho citato non Scaramella (i cui documenti provenienti da Litvinenko ho fermato al protocollo della Commissione perché inverificabili a causa del fatto che la fonte delle notizie era morta ammazzata), ma un altro documento pubblico e ufficiale, trattandosi di un atto del Parlamento Europeo, e cioè l'intervento del deputato britannico Gerald Batten del 3 aprile 2006 il quale chiese che l'Europarlamento aprisse un inchiesta sull'ex Presidente della Commissione Romano Prodi e sulle sue relazioni con l'Urss. Batten disse di aver ascoltato “one of my constituents (uno dei miei elettori) Alexander Litvinenko” il quale gli fornì le stesse informazioni che aveva già dato a Scaramella e che io avevo segretato. L'intervento di Batten rese pubblico ciò che io per mia iniziativa avevo invece tenuto segreto, ma che dal 3 aprile dunque non era più segreto, trattandosi di un atto parlamentare reperibile anche su Internet”.

“Nel suo intervento del 3 aprile - prosegue Guzzanti - Gerald Batten raccontò che l'esule russo, successivamente assassinato con il Polonio 210, gli disse: “Il generale Anatolij Trofimov, vice capo del Fsb (servizio segreto russo) mi raccomandò di non stabilirmi in Italia perché ci sono molti agenti del Kgb fra i politici e che Romano Prodi «is our man there» (è il nostro uomo là)”.