«Guzzi, sul Lario la Maranello delle due ruote»

Il rilancio dello stabilimento di Mandello, sul lago di Como, fondato nel 1921

da Milano

«La fase di crisi è terminata. I risultati di Moto Guzzi sono diventati positivi. Il 2007 è un anno che immagino con i numeri scritti in nero. Per noi sarà sempre più interessante condividere le sinergie nel gruppo Piaggio. Da sola Moto Guzzi non avrebbe mai potuto arrivare dove si trova ora». Daniele Bandiera, ad di Moto Guzzi e direttore generale del gruppo Piaggio, è rientrato dalla Cina insieme al presidente Roberto Colaninno. Il viaggio a Fonshan, dove è operativa la joint venture Piaggio-Zongshen, è avvenuto all’indomani del lancio della prima novità dell’anno: la «custom» Bellagio, che si pone in concorrenza con l’Harley Davidson 883. «Gli Usa - ricorda Bandiera - sono per noi il primo mercato, poi arriva l’Europa. Quindi l’Est europeo e l’area asiatica, qui tramite importatori. Senza dimenticare che le vendite vanno molto bene in Giappone e in Australia». Moto Guzzi, nel 2006, ha venduto 10.200 unità (più 46%) per un giro d’affari di 82 milioni (più 64%), e un risultato ancora negativo. Ma l’ultimo: per il 2007 è confermata la chiusura, se non in utile, almeno in pareggio.
Ingegner Bandiera, il polo di Mandello Lario sarà la Maranello delle due ruote o una sorta di Milwaukee, la storica sede Usa di Harley Davidson?
«Il modello è Maranello: siamo italiani, il nostro è un marchio importante e distintivo. Mandello ha una storia: è un tempio del motorismo mondiale, visto che dal 1921 le Guzzi sono prodotte in riva al Lario».
Siete tornati dalla Cina con un accordo di distribuzione anche per Moto Guzzi?
«Stiamo vagliando l’opportunità di entrare in quel mercato. Il problema riguarda le tasse d’accesso che sono ancora molto alte».
Intanto, nel gruppo Piaggio, Moto Guzzi si pone come marchio premium.
«Il marchio è sempre stato posizionato nell’aristocrazia del motociclismo. Con gli interventi fatti nel 2005-2006 ci sono tutti i presupposti per crescere nel mondo del lusso».
Quindi, come si suddivide ora il gruppo Piaggio?
«Piaggio con un posizionamento più popolare; Moto Guzzi e Vespa come marchi di lusso; Gilera, Aprilia e Derbi inseriti nel settore sportivo; Scarabeo nel lusso-sportivo».
Torniamo sul Lario.
«Mandello rimarrà una fabbrica-museo unica, tenuta sempre aggiornata in termini di tecnologia e manufactoring».
Qual è la capacità produttiva massima?
«Quella richiesta dal mercato. Nel 2006 sono state prodotte le stesse moto del 1983. La produzione si può espandere sui turni».
L’11 aprile il cda di Piaggio discuterà il nuovo piano industriale del gruppo. Che cosa vi aspettate?
«La presenza del presidente Colaninno ai lanci delle nostre novità è il segnale di come l’azionista segua con attenzione lo sviluppo dell’azienda».
Quanto è stato investito per rilanciare Moto Guzzi?
«Intorno all’8-10% del fatturato».
Piaggio, Ducati e Cagiva: i tre poli italiani della moto...
«Sì, e resteranno tali. Con la loro storia e la loro tradizione».