Gwyneth: «Sfide vere o resto con mia figlia»

La Paltrow entusiasta di «Proof», girato accanto a Anthony Hopkins. Il divo inglese ricambia: «È forse la migliore attrice con cui abbia recitato»

Pedro Armocida

da Venezia

La diva ha problemi con l’aereo e non arriva a Venezia? Niente paura, la Buena Vista con i suoi potenti mezzi (in realtà un semplice cellulare col viva voce) è riuscita ugualmente a far intervenire Gwyneth Paltrow alla conferenza stampa di presentazione di Proof, diretto da John Madden (Oscar per Shakespeare in love, sempre con Gwyneth protagonista) e in concorso alla Mostra, in cui l’attrice newyorchese interpreta la figlia di un ex genio della matematica impersonato da un Anthony Hopkins un po’ stanco. E così, nonostante ieri l’aereo della Delta dopo un’ora di volo abbia riportato a New York tutti i passeggeri, Paltrow compresa, riusciamo comunque a parlare con l’attrice tanto attesa al Lido che in Proof ci offre un’intensa interpretazione arricchita da difficili esperienze personali.
«Quando ho impersonato lo stesso personaggio nella pièce teatrale - dice l’attrice - mio padre era ancora vivo. Purtroppo invece quando abbiamo iniziato a girare lui era già scomparso. Non posso nascondere che mi sono sentita una persona diversa. Avevo imparato moltissime cose su ciò che vuol dire perdere qualcuno che ti è caro. Così ho capito ancora meglio cosa provasse Catherine nel perdere il padre». Proof, ultimo film prodotto dalla coppia dei fratelli Weinstein insieme alla Miramax, è tratto dall’omonima piéce di David Auburn con la stessa Gwyneth Paltrow protagonista. In questo classico dramma familiare tra quattro mura domestiche, l’attrice nata in California e legata sentimentalmente a Chris Martin (il cantante dei Coldplay di cinque anni più giovane) da cui ha avuto recentemente la figlia Apple, interpreta Catherine che il giorno dei funerali del padre, brillante matematico da molti anni mentalmente instabile, si trova a fronteggiare l’arrivo della sorella con cui ha un rapporto conflittuale, ma anche le attenzioni di Hal (Jake Gyllenhaal al suo secondo film a Venezia dopo Brokeback Mountain di qualche giorno fa) che spera di trovare materiale di valore negli appunti del suo ex professore.
Una storia che la Paltrow definisce «splendida» perché, aggiunge, «esplora la malattia mentale e le complicazioni tra le persone. Il mio personaggio ha dato via gli anni migliori per tornare a stare col padre e prendersi cura di lui. I due sono così vicini e legati l’uno all’altra che quando lui morirà il mondo della figlia sarà sconvolto completamente». Anche sir Anthony Hopkins dice essere stato attratto dalla «meravigliosa sceneggiatura» ma non nasconde di aver voluto lavorare in Proof soprattutto per stare vicino alla Paltrow di cui non fa altro che tessere le lodi: «Credo che lei sia spettacolare, è davvero bravissima, forse l’attrice migliore con cui ho recitato».
Appena finite le riprese di Proof, la pancia di Gwyneth Paltrow ha incominciato ha tradire la presenza dell’arrivo della piccola Apple, nata pochi mesi dopo. Un avvenimento che la sta tenendo lontana dai set ma che non è un problema: «Quando mia figlia è nata mi sono letteralmente innamorata di lei. Non ho mai voluto lasciarla un attimo da sola e solo ora che ha più di un anno ho deciso di riprendere a lavorare. Sono pronta però solo per sfide che mi arricchiscano altrimenti preferisco rimanere a casa dalla mia piccola».