Ha amato mille donne, finisce in un libro

Rino, trent’anni, bagnino a Spotorno, è protagonista in libreria con il racconto scritto da una delle sue conquiste «Spero che mio figlio non segua le mie orme»

Francesco Guzzardi

da Spotorno

A Spotorno e nelle limitrofe zone del savonese, da qualche tempo si parla di lui. Rino, un trentenne che di lavoro fa il bagnino e a tempo perso il Dj. Le sue avventure amorose con bellissime donne e fanciulle, ormai sono sulla bocca di tutti o quasi. Gli amici lo hanno sempre ammirato e nello stesso tempo invidiato, per la facilità nel conquistare le donne e farle innamorare. Pare che poche siano riuscite a resistere alla sua simpatia e lo testimonia pure Paola, una bella donna romagnola con l'hobby della scrittura, che ha deciso di scrivere e pubblicare (Edizioni Stilgraf di Cesena) un libro, proprio sulle piccanti confidenze dell'audace bagnino dei Bagni Miramare di Spotorno.
Simone, suo amico fin dall'infanzia, non ha dubbi: «Ha una dote fuori del comune, fin da piccolo, riusciva col suo modo di fare, a catalizzare l'attenzione di tutte le ragazze su se stesso, e con il passare del tempo ha perfezionato la dote, lui parla di cinquecento donne ma io sono sicuro che almeno mille, siano state le sue amanti!». Fin da subito viene da pensare che i numeri siano esagerati e le parole volino come il vento, ma parlando con Rino e guardando il baule di fotografie che lo ritraggono (la maggior parte di queste, davvero molto osé) con splendide donne, il dubbio che ci sia qualcosa di vero inizia a trasparire. «La prima avventura - esordisce Rino - la ebbi a tredici anni, una donna più grande non si fece scrupoli». Nel frattempo, Rino Vincenzi si diploma perito elettrotecnico e tra il lavoro di Dj in giro per le discoteche del ponente ligure e il lavoro di bagnino, inizia a collezionare avventure una dietro l'altra. Continua Rino: «Mi sono divertito con le donne ponentine fino al 2001, l'anno seguente ho deciso di passare le vacanze in Brasile e alla fine sono rimasto li per quattro mesi». Mentre racconta, il playboy dagli occhi magnetici sfoglia centinaia di fotografie e ricorda, come un computer, il nome d'ogni donna. «Mi sono innamorato una volta (e l'ultima), all'età di venticinque anni, dopo alcune settimane mi sono reso conto che non ero adatto al rapporto di coppia ed ho troncato la relazione». Nel 2003, Rino si reca ancora in Brasile, questa volta si ferma cinque mesi e le avventure, «certamente non a pagamento», precisa con fierezza, e tutte d'ottima qualità, lo hanno convinto che il suo modo d'essere era vincente. «Tanti mi consigliano di fare il gigolò come professione, ma per me resta un divertimento. Magari tra qualche anno la penserò in maniera diversa e sfrutterò le situazioni, ma per adesso mi accontento di quello che ho, anche se qualche regalo non mi dispiace». La macchina fiammante parcheggiata davanti lo stabilimento balneare, dove custodisce il suo patrimonio fotografico, è il regalo di una delle sue ultime «conquiste» e qualche collana e monile d'oro che sfoggia sul corpo abbronzato, «sono piccoli ricordi delle ultime fidanzate», racconta spavaldo il baldo giovane. «Quest'anno mi sono fermato in Brasile sei mesi, ma chi pensa che le mie conquiste siano solamente locali e occasionali si sbaglia. La maggior parte delle donne che conosco è europea e nulla ha a che fare con il turismo sessuale». Lo dimostra il fatto che proprio una turista italiana, una bella ragazza romagnola (di Cesena) che si trovava a Copa Cabana per rilassare la mente e con l'hobby della scrittura, conosce Rino e vive una storia d'amore. Il resto è storia d'oggi: lei, Paola Di Manno, giovane scrittrice che dopo alcuni tentativi di prova, pubblica appunto il libro sulla biografia di Rino intitolato «Un italiano a Rio»; tra passione e mestiere approfondisce il personaggio che Rino rappresenta e decide di trasportare in senso letterario, quel che Rino ha lasciato nel suo cuore ed in quello di altre donne. Dice la scrittrice: «L'incontro con Rino mi ha fatto scattare la curiosità di conoscere questo personaggio così intrigante ed enigmatico ma nello stesso tempo genuino e non artefatto e per gioco n'è nato questo libro... una sfida a me stessa...» A settecento chilometri di distanza, risponde Rino: «Non smetterò mai di ringraziare Paola, lei mi darà la possibilità di leggere quello che la vita mi ha offerto in questi anni, spero che mio figlio Gianluca, di cui non voglio spiegare altro, legga le avventure di suo padre ma non segua le sue orme». Mentre dice ciò, continua a guardare con nostalgia le fotografie sul tavolo e il suo pensiero vola in Brasile: «Ho imparato ad amare quella terra e indipendentemente dalle “mie avventure”, spero un giorno di trasferirmi là». Se Gianluca, il figlio grandicello di cui non vuole parlare, avesse il suo Dna, non ci sarebbero dubbi: sicuramente si troverebbe in Brasile, sdraiato su di una spiaggia di Copa Cabana!
Rino Vincenzi racconta di sé «vivo solo ed ho una sorella di nome Simona (nata nel 1974) che vive con nostro padre. La mamma è morta». Paola Di Manno lavora presso una casa editrice (di proprietà del padre) con le mansioni d'impaginatrice e correttrice di bozze, è separata e vive con i suoi due figli. Dai tempi del liceo coltiva la passione per la scrittura, ha scritto e pubblicato alcune poesie e racconti inediti.