«Ha avuto il coraggio di parlare»

Come non essere d'accordo con il grido di dolore di Vinai? La sua ricostruzione e l'analisi fatta è precisa e storicamente ineccepibile. Anche nel riferimento all'indifferenza dei vertici territoriali del Pdl, la cui responsabilità è evidente, se mai si sono chiesti le ragioni e ancor peggio, se neppure hanno voluto approfondire le cause di quell'emorragia di moderati, come li definisce Vinai, che io chiamerei attivisti e sostenitori, che ha falcidiato il partito. Nessuno che approfondisca, che chieda conto dell'accaduto, che si faccia un esame di coscienza se è stato fatto tutto il possibile per recuperare un rapporto, per non perdere la struttura portante del partito, fatta dalle persone che volontariamente prestano la loro opera per sostenerlo. Ero portato a pensare che questa situazione fosse frutto di una situazione territoriale, come si sa i partiti sono fatti di persone e se le persone non sono all'altezza delle aspettative e non fanno quello che ci si aspetta dal loro ruolo, le conseguenze non sono solo delusioni, ma perdurando il fenomeno, la conseguenza è quello che giustamente ha individuato Vinai, come esodo. Poi ho letto l'articolo di Gennaro Malgieri, su l'Occidentale, che fa un'analisi ancor più a tinte fosche di quanto sta accadendo a livello periferico nel PdL e ho avuto la certezza che non si trattava di un caso sporadico.
Questo semmai aumenta la delusione profonda e pesante. Tutto l'entusiasmo per ottenere i risultati che pur ci sono stati fino la 2009 in una sequenza di obiettivi raggiunti e poi un declino inesorabile, fino ad oggi. Sono grato a Vinai perché ha avuto il coraggio di uscire, di dire quello che accade, di non girarsi dall'altra parte, come hanno fatto molti, troppi, più interessati a se stessi che alle sorti del partito, fino al punto di aver persino timore a parlare, a far capire che c'era un dialogo con chi dissentiva da quella politica suicida e dissennata. Io ho avuto il coraggio di oppormi a scelte che non condividevo, che ritenevo errate, fuorvianti, motivandole e assumendomi la responsabilità di quello che dicevo. Purtroppo quanto temevo avvenisse si è puntualmente avverato, non perché fossi dotato di particolari qualità divinatorie, ma perché vedevo, ascoltavo, capivo che certe scelte, al di sopra delle persone che pure avevano un ruolo, avrebbero causato presto la frana che c'è poi stata. Non voglio farne un caso personale anche perché sembrerebbe demenziale, ma posso capire bene chi si è allontanato dal partito approdando in altri ben contenti di accoglierli e trovarsi con gente attiva e qualificata. Altri si sono messi da parte nauseati accrescendo le fila di quelli che non vanno più a votare, altri ancora, come dall'analisi di Pier Luigi, affluiti nelle file di movimenti moderati.
Alcuni, pochi per fortuna, sono andati anche con la parte antagonista al centrodestra, anche qui ben accolti non fosse altro che per mostrare il trofeo. Per me è stato ed è un percorso particolare proprio per quello che ho detto all'inizio, ritengo che i partiti siano fatti di persone e come tali con tutti i difetti e tutti i pregi. Non mi sento, per onestà intellettuale, di tradire il Presidente, non lo merita né lui né altri componenti del Governo che operano bene, con intelligenza e con un programma che condivido. Non lo tradisco perché ricordo il '94, ricordo tutte le battaglie che abbiamo fatto e il «sogno» di cambiare quest'Italia che amo e che ha persone meravigliose che spero sempre siano messe in modo tale da poter dare il meglio di se stesse riportando la nostra Nazione agli splendori che le spettano, persone speciali che hanno dato e danno lustro al Paese come i più grandi artisti, scienziati, scrittori, pittori, musicisti, e tutti quelli che nel mondo portano alto il nostro vessillo facendoci apprezzare per quelle qualità che nessun altro popolo ha come le nostre. Sono grato a Berlusconi di avermi dato la possibilità di sognare un'Italia libera dai burocrati, finalmente amministrata bene, giusta nei confronti della gente che è rispettata e difesa nelle sue tradizioni e nei suoi diritti. Il sogno non si è ancora avverato del tutto, qualcosa è stato fatto e qualcosa, con le persone che lavorano a stretto contatto con lui, si sta preparando, pur in mezzo a difficoltà internazionali e locali. Spero che il partito abbia la forza di voltare pagina e cambiare le persone che lo hanno portato a questo punto, se questo avverrà, sostituendo chi è saltato sul carro e si è fatto trainare, chi ha scippato i ruoli che avrebbero dovuto appartenere a chi il partito ha fatto crescere, chi è arrivato in volo ad occupare poltrone provenendo dall'altra parte, senza altri meriti che «conoscenze» chi è stato tirato fuori dal cappello del prestigiatore, siano riportati là dov'erano e si richiamino quelli che invece avevano creduto nel progetto e vi avevano messo faccia e anima. Se questo avverrà non si recupererà tutto quello perso, ma si fermerà l'emorragia e si potrà ricostruire un rapporto basato sulla serietà e sulla correttezza, senza le quali nessun partito può pensare di sopravvivere. Allora io ci sarò e spero ci sarà anche Vinai.
*Un ex coordinatore del Pdl