«Ha un cuore da atleta ma era giusto operare»

Lo specialista: «L’America scelta per ragioni di buon senso e cautela. Gli occorreva tranquillità e in Italia costringerlo a riposarsi è impossibile»

nostro inviato a Cleveland (Usa)

«La performance cardiaca del presidente è ottimale, ha il cuore di un atleta». Nella hall dell'Hotel Intercontinental che si trova all'interno della Cleveland Clinic, Alberto Zangrillo è sorridente e rilassato. L'intervento, spiega il primario di terapia intensiva cardiotoracovascolare del San Raffaele di Milano e medico personale del Cavaliere, è «perfettamente riuscito».
Di cosa si è trattato precisamente?
«Il presidente si è sottoposto all'impianto di un pacemaker. Un intervento che dal punto di vista tecnico operativo richiede più o meno un'ora, compresa la fase preparatoria circa due ore e mezzo. È stata fatta un'anestesia locale con una sedazione complementare per rendere le cose più tranquille».
Si è ipotizzato che potesse trattarsi di un'ablazione, un intervento un po' più complicato.
«Assolutamente no. In Italia, a più riprese visti gli impegni del presidente, abbiamo fatto una serie di esami da cui risultava che sarebbe stato opportuno impiantare il pacemaker. Siamo venuti qui per fare ulteriori accertamenti e alla fine, come previsto, si è deciso di procedere».
Berlusconi, però, aveva manifestato riserve. Sembra che siano stati soprattutto i familiari a convincerlo...
«Il presidente è sempre stato sereno e non ha mai perso il suo buon umore e il suo umorismo. Lo definirei un paziente perfetto, uno che quando viene prospettata una decisione terapeutica si fida e non fa obiezioni».
Che tipo di pacemaker è stato impiantato?
«Ce ne sono moltissimi, a seconda di quanto intervengono sull'attività cardiaca. Per capirci, ci sono persone che sono dipendenti dal pacemaker. In questo caso, invece, la funzione è più di profilassi che terapeutica. Ma non applicarlo sarebbe stato poco intelligente perché è una sicurezza in più».
Perché la scelta di Cleveland?
«Perché questo è il centro più all'avanguardia nel mondo, soprattutto per il numero elevatissimo di interventi. Ma nella scelta hanno pesato anche altri fattori, come la privacy».
In Italia si è fatta un po' di polemica sul fatto che Berlusconi abbia scelto di curarsi all'estero.
«Non c'è stata alcuna intenzione di non riconoscere la professionalità dei medici italiani, lo dice uno che lavora al San Raffaele, che nulla ha da invidiare a questa clinica. Ma, come ho detto, sono entrati in gioco altri fattori, in primo luogo la tranquillità. Per quanto semplice, l'intervento richiede una certa predisposizione del paziente. E Berlusconi è uno a cui alle volte bisogna imporre con una certa autorità di non lavorare... Cleveland, e il fuso orario che ci separa dalle cose italiane, è stata scelta anche per questo».
Berlusconi farà la stessa vita di prima?
«Assolutamente uguale, ma con un presidio in più».
Il ritorno in Italia quando è previsto?
«Questo lo deve decidere il professor Andrea Natale, che ha effettuato l'intervento. Ma direi entro il fine settimana».