Ha dieci anni il regista-prodigio che ha conquistato Bollywood

Kishan Shrikanth sta finendo le riprese di «Footpath». Uno dei suoi attori: «È un tale genio che non potevo non lavorare con lui»

Gaia Cesare

Sul set si era già fatto notare. Troppe domande, mille curiosità, racconta il padre. «Lo staff per cui lavorava si è spesso lamentato con me perché chiedeva i dettagli su ogni scena girata». E di quelle domande il piccolo Kishan Shrikanth deve aver fatto tesoro. Perché ora, all'età di 10 anni (compiuti il 6 gennaio) sta per entrare nel Guinness dei primati come il regista più giovane della storia del cinema. Il trampolino di lancio di una carriera in continua ascesa questa volta, tuttavia, non è Hollywood ma la nuova frontiera del cinema internazionale, la Bollywood made in India che minaccia di soppiantare lo strapotere americano.
Nonostante il giovanissimo Kishan ammetta di essere cresciuto inchiodato ai dvd hollywoodiani e ai libri ispirati a Los Angeles e dintorni, la sua città è Bangalore, nel sud dell'India. Qui ha cominciato a muovere i primi passi sul set all'età di quattro anni, recitando in 24 pellicole regionali e affermandosi come star in Papa Pandu, una soap opera in lingua «kannada», uno dei 22 idiomi parlati nel subcontinente indiano. Una gavetta fatta di oltre mille episodi che lo hanno reso noto e stimato nel settore. Così ora è lui che ha scritturato alcuni fra i divi più in voga di Bollywood, da Jackie Shroff, all'attore comico Saurav Shukla, fino alla pluripremiata Thaara. Sono loro alcuni fra i componenti del cast di Footpath, il film firmato dall'enfant prodige (che si è anche occupato in parte della sceneggiatura) e le cui riprese sono quasi ultimate.
Al centro della pellicola la storia di un bimbo di strada, come ce ne sono a milioni in un Paese povero quanto l'India. Un ragazzetto costretto a chiedere l'elemosina ma la cui vita subisce improvvisamente una svolta quando comincia ad andare a scuola, dimostrando doti e intelligenza fuori dal comune. Un film ispirato alla vita reale e alle emozioni provate dallo stesso Kishan: «Mi ricordo che avevo sei anni, vidi un bimbo che vendeva giornali ai semafori di Bangalore e chiesi a mio padre perché lo facesse e perché non andasse a scuola», racconta il piccolo genio indiano. Da qui la trama del film: «Cominciai a scrivere una storia ispirata a quel ragazzo. Mio padre la lesse ai suoi amici e furono loro a consigliarmi di raccontarla in un film».
Così è cominciata la sfida del «maestro» Kishan - come viene chiamato sul set il piccolo indiano ammiratore di Arnold Schwarzenegger. La sua pellicola, costata meno di 200mila dollari, sarà nelle sale entro la fine dell'anno e verrà doppiata in almeno altri cinque fra gli idiomi parlati in India: oltre al kannada, il tamil, l'urdu, il bengali e l'hindi che ha reso famosa Bollywood. Un successo annunciato, come lasciano prevedere gli attestati di stima nei confronti del regista da Guinness: «È un tale genio che non potevo non lavorare con lui. È un regista che mentre gira una scena ha già in mente la successiva, uno che vuole fare sempre meglio. E che sa cosa vuole dai suoi attori, senza esitazioni», ha raccontato la star bollywoodiana Jackie Shroff all'agenzia di stampa Press Trust of India, precisando di essere stato lui stesso a chiedere la parte.
Lui, il bambino prodigio della pellicola, sfodera modestia ma anche fiducia in se stesso: «Non so se il film avrà successo, lo spero. In ogni caso ho un buon presentimento». Della notorietà che si è guadagnato negli ultimi anni dice con un pizzico di involontaria ironia: «Mi piace essere famoso, tranne quando qualche signora mi strizza forte le guance». Il rischio, ora che ha battuto il record del tredicenne Sydney Ling, che nel 1973 diresse la pellicola danese Lex the Wonderdog, è che di vecchie signore a infastidirlo ce ne saranno sempre di più.