Ha già prenotato uno spazio: con l'Expo la Cina è più vicina

Entro fine settimana la Bracco riunirà il primo cda della società di
gestione Buco di 3 miliardi per le opere. Sindaco ottimista: «Lavoriamo
col governo»

La Cina è sempre più vicina. Non è uno slogan. Mentre a giorni dovrebbe riunirsi il primo consiglio d’amministrazione della neonata società di gestione «Expo 2015 spa» - il presidente Diana Bracco conferma, «stiamo incrociando le agende di tutti, dovrei convocarla entro fine settimana» - a Palazzo Marino anche l’8 dicembre è stata una giornata di lavoro in chiave Expo. L’incontro tra sindaco Letizia Moratti e vicepresidente del China council for the promotion of international trade, Wang Jinzhen, ha fruttato un accordo «record»: è la Repubblica popolare cinese il primo Paese ad aver prenotato uno spazio all’esposizione che si terrà tra 7 anni a Rho-Pero. Suona quasi come una svolta, pensando alle tensioni anche recenti tra residenti e i cinesi in via Sarpi. Il «miracolo» avviene in virtù di un criterio di reciprocità con l’Expo di Shanghai 2010, dove Milano e l’Italia avranno un padiglione di 7mila metri quadri - uno dei più grandi - per esporre le proprie eccellenze. Nel 2015 sarà Rho-Pero a ospitare il Padiglione nazionale della Cina. Una cooperazione importante, ammette Jinzhen, «l’Expo può rappresentare il miglior presupposto per future e proficue collaborazioni tra i nostri Paesi, perché il popolo italiano è molto vicino a quello cinese».
La seconda intesa della giornata viene firmata da sindaco e presidente del Togo Faure Gnassingbè. La Fondazione Milano per Expo 2015, creata da Camera di commercio e Assolombarda, e di cui Diana Bracco è presidente (tra i soci, già molti industriali lombardi) mette in campo 3 milioni di euro per la formazione professionale delle adolescenti del Togo, che aveva sostenuto la candidatura milanese. Dopo stage in istituzioni e imprese lombarde, non è esclusa la dotazione di un microcredito per sviluppare attività in patria. Di pari passo verrà sviluppato nel Paese africano il progetto «Adopte the country», con la costruzione di un asilo di bimbi di donne lavoratrici. «Comincia a prendere forma quell’impegno che avevamo preso con i Paesi in via di sviluppo, l’importanza di questo accordo lo testimonia», sottolinea la Moratti.
E le feste non fermano i contatti tra Comune e governo. Sui 3 miliardi di finanziamenti che mancano per le infrastrutture collegate all’Expo - tra le opere a rischio ci sono le metropolitane 5 e 6 e Pedemontana - il sindaco non perde le speranze («sono testona? Questo lo dite voi», scherza). Conta che lo Stato possa stanziare i fondi entro fine anno, anche se ormai il tempo stringe. «Mancano dieci giorni, cerchiamo di essere ottimisti», ammette riferendosi al Consiglio dei ministri dedicato al tema delle infrastrutture. Non svela se si stanno studiando modalità alternative, come il ricorso a sponsor privati, per reperire i fondi: «Stiamo lavorando su diverse ipotesi, ci sono contatti continui con il governo, quando avrà deciso lo comunicherà». Bracco sottolinea l’importanza di «mettere insieme le imprese allargando l’iniziativa a tutto il territorio nazionale».