Le ha portato la spesa a casa e l’ha uccisa

Una ladra. Che nella sua borsetta teneva ancora un portafoglio rubato lo scorso 23 settembre a un’assistente sociale nell’abitazione di un’anziana, ad Arona (No). Ecco chi è l’assassina di Franca Monfrini, la pensionata 81enne strangolata nel suo appartamento al dodicesimo piano di via Mario Borsa 59, a Bonola. Si chiama Alba Sevillano, è di origine ecuadoriana, ha 27 anni e vive regolarmente in Italia dal 2003. Sostiene di avere un vuoto di memoria, Alba. Di aver accompagnato in casa la signora Monfrini giovedì 20 ottobre per aiutarla a portare le borse della spesa e di averle dato una mano, su richiesta della pensionata, a sistemare il computer. Su quel che è accaduto dopo Alba non ricorda più nulla, ha un black-out di memoria, dice lei. Tuttavia quando la polizia le ha messo davanti quel che ha ritrovato nella sua borsetta - il mazzo di chiavi dell’abitazione dell’anziana (che mancava sin dall’inizio dell’inchiesta) e il suo bancomat - la Sevillano ha ammesso: «Sì, appartengono alla signora Franca. Li ho presi nel suo appartamento».
Non è stata una vera e propria confessione quella dell’ecuadoriana. Piuttosto una serie di ammissioni frammiste a dei «non ricordo». Non c’è dubbio comunque che sia proprio lei, Alba Sevillano, la donna con vistosi occhiali da sole, la sciarpa e la giacca ripresa dai circuiti di registrazione di ben quattro istituti di credito, nella zona di via Varesina, mentre preleva con il bancomat di Franca Monfrini 500 euro ogni volta tra il 20 e 24 ottobre. Ed è sempre lei, seppure con i capelli più corti (nel frattempo, forse proprio nel timore di poter essere stata in qualche modo riconosciuta, se li è tagliati) ad essere stata immortalata in un fotogramma mentre sale su un bus, sempre in via Varesina. La zona dove Alba - residente a Divignano, in provincia di Novara - abitava da qualche mese con un italiano con cui convive. E i cui genitori abitano, guarda caso, proprio in via Borsa 69 e conoscevano la signora Franca.
Per la polizia non ci sono dubbi: è così, per rapporti di buon vicinato, che Franca e Alba si sono conosciute. «Ti presento la fidanzata di mio figlio» avrebbe detto la vicina a Franca Monfrini che, dopo averla salutata in quell’occasione, l’avrà vista ancora un paio di volte. Sufficienti a chiederle se per cortesia l’aiutava a portare su le borse della spesa. «Sa, alla mia età...». Forse, come racconta l’ecuadoriana, giovedì 20 ottobre (gli investigatori, dopo aver interrogato l’assassina per un giorno intero, non sono più certi del giorno del delitto che, secondo i risultati dell’autopsia sul cadavere della Monfrini, sembrava essere venerdì 21, ndr) era la prima volta che entrava in casa di Franca. Sempre a suo dire la pensionata le avrebbe chiesto di ripararle il computer che non funzionava bene. Poi, chissà, forse l’ha sorpresa mentre rovistava nella sua borsetta ed è nata una lite degenerata nell’omicidio. Ma finché l’ecuadoriana sarà preda del suo «vuoto di memoria» il finale macabro di questa brutta vicenda possiamo solo immaginarlo.