Ha ragione Donigaglia: il "Vasco" delle agende è il governatore Errani

La tesi dell’ex elemosiniere del Pci confermata dal proprietario dei
taccuini sequestrati nell’inchiesta sulle tangenti alle Coop

Il mistero è durato appena 24 ore. Come ipotizzato sul Giornale di sabato scorso da Giovanni Donigaglia, grande elemosiniere del Pci, il «Vasco» citato in relazione a non meglio precisata «roba» nelle cinque agende sequestrate durante l’inchiesta Laguna pulita, rimaste sepolte nel fascicolo in Procura a Ferrara, è proprio Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna, candidato del Partito democratico alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo.
La conferma è arrivata dallo stesso proprietario delle agende, l’ingegner Vittorio Savini, ravennate, arrestato nel luglio 1995 con Donigaglia e altre tre persone per corruzione e turbativa d’asta e uscito dal processo con un patteggiamento. Savini, un libero professionista che è stato anche assessore del Pci in Provincia a Ravenna e al Comune di Russi, era il direttore dei lavori di un appalto da 20 miliardi vinto dalla Coopcostruttori di Argenta, sponsor storica di Botteghe Oscure, per 40 anni amministrata da Donigaglia. Secondo l’accusa gestì le tangenti («nell’ordine del 3 per cento», ha specificato Donigaglia) d’intesa con Massimo Pivanti, ingegnere capo del Comune di Comacchio.
«Io e Errani avevamo un rapporto di amicizia, per questo ci vedevamo spesso, è normale che il suo nome fosse così presente in quelle vecchie agende di vent’anni fa», ha dichiarato Savini al Resto del Carlino. Dunque un passo avanti rispetto al laconico comunicato diffuso da Errani, il quale dopo il servizio del Giornale s’era limitato a ribadire d’essere «una persona onesta» e a dichiarare: «Non mi faccio intimorire». Guardandosi bene dall’entrare nel dilemma sull’identità di «Vasco».
Nella sua ansia di chiarire e di minimizzare, l’ingegner Savini, espressamente indicato da Donigaglia come «il collettore delle tangenti per la federazione comunista di Ravenna all’epoca presieduta da Errani», rasenta però il ridicolo quando dà questa spiegazione dell’annotazione «roba piscina Vasco»: «Io ho sempre utilizzato delle agende piccole e scrivevo appunti ravvicinati, c’era spesso confusione. Per esempio “roba piscina Vasco” significa semplicemente che dovevo ricordarmi di prendere la borsa per andare a nuotare e poi avevo un appuntamento con lui, tutto qua».
In Veneto commenterebbero: «Pezo el tacon del buso». Savini dimentica infatti che il 12 maggio 1989 scrisse una frase di senso compiuto, che non è certo frutto di accostamenti attribuibili alla mancanza di spazio sull’agendina: «Il 17 roba a Vasco», senza alcun riferimento alla piscina. Significa forse che portava il costume al segretario del Pci di Ravenna e poi andavano a fare il bagno insieme? E il 1° giugno 1989: «Rob. (parole illeggibili) x piscina». Chi altro nuotava con loro? Anche questa persona aveva bisogno che fosse Savini a portargli il costume?
Nessuna spiegazione, poi, circa altre note molto esplicite che compaiono sulle agende. 29 maggio 1989: «Direz. prov.le Pci (illeggibile) lire 6.396.000». 30 maggio 1989: «Roba x Dir. 6 a (illeggibile)». 10 ottobre 1991: «Cena con Moretti 6 dati per G Co». 15 ottobre 1994: «Banca x Pci + Drago 11,9 m.». Come ha spiegato Donigaglia, «Drago era l’abbreviazione che Savini usava abitualmente parlando di Dragoni, sindaco di Ravenna», che governò la città dal 1987 al 1992. Il mistero continua. Almeno sul significato della «m.». Saranno mele o milioni?