Ha ragione il Raìs

Nel suo regime per dei reati comuni era prevista la marchiatura della fronte, l’estrazione delle unghie, lo stupro autorizzato, l’amputazione di mani e lingua; la prigione Sijn Al-Tarbut consisteva in 150 loculi cimiteriali che venivano chiusi per sempre in caso di mancata confessione; la prigione di Abu Ghraib tra il 1984 e il 1999 vide l’uccisione di 10mila prigionieri, questo mentre dopo l’attentato a Usay Hussein, figlio di Saddam, in un solo giorno ne furono eliminati tremila grazie a una ghigliottina capace di decapitare dodici persone per volta. Solo nel 1987-88 in Irak furono uccisi circa 100mila curdi; armi chimiche e batteriologiche furono testate su 1600 detenuti mentre a un medico iracheno, poi fuggito, era stato chiesto di mozzare le orecchie a 150 soldati ritenuti inadempienti. Dal 2000 migliaia di presunte prostitute furono decapitate e le loro teste furono lasciate sull’uscio delle loro case, questo nonostante la prostituzione (com’è appurato) fu organizzata anche da figli di Saddam. In Irak operavano tribunali speciali inappellabili, non erano previsti avvocati, non c’era proporzionalità tra crimine e sentenza: era prevista la pena di morte anche per reati tipo furto d’auto. Saddam Hussein, ieri, ha dichiarato che giudica illegale la nostra giustizia: comprensibile. Ha aggiunto che quel tribunale è illegale: ha ragione. Non lo riconosce. Non ne ha proprio idea.