Ha soltanto 15 anni ma è sanguinario e omertoso, un boss

Non hanno avuto pietà di lui nemmeno quando è crollato a terra. Calci e pugni sferrati con violenza inaudita l’hanno spedito in ospedale. Loro, una gang di 15enni, appena sentite le sirene dell’ambulanza se la sono svignata a gambe levate, alcuni a piedi, altri a bordo di scooter e biciclette. Sanguinante sull’asfalto un uomo di 60 anni di Civitavecchia, Alfredo (chiamiamolo così, ndr), un pensionato padre di famiglia.
Dopo giorni di indagini i carabinieri individuano il capobanda, un ragazzino del ’93 meglio noto come il «sorcio», fotografato assieme al branco e riconosciuto dal poveretto. Una triste storia accaduta nella tarda serata del primo gennaio nella zona periferica di borgata Aurelia, nei pressi del penitenziario. Alfredo ha appena caricato sul suo furgone alcune scatole di cartone da macerare quando il gruppetto di delinquenti lo circonda lanciandogli contro una decina di petardi. Alfredo ferma il mezzo, sbraita in mezzo alla strada contro quei piccoli criminali che rischiano di incendiargli il camioncino. Per tutta risposta i giovani, per nulla intimoriti dalle grida dell’uomo, si avvicinano e lo affrontano a viso aperto. Dopo il lancio degli oggetti iniziano a schernirlo. Si divertono da matti fino a quando Alfredo non si arrabbia sul serio. A quel punto uno di questi, il più agguerrito, lo colpisce con due pugni in pieno volto. Il poveretto scivola sull’asfalto, perde i sensi. Sanguinante in testa, dolorante e sotto choc non riesce più a rialzarsi. Il gruppo di criminali infierisce su di lui, lo riempie di sputi, qualcuno sferra ancora qualche calcio, poi scappano tutti lasciandolo a terra. «Le sue condizioni appaiono subito gravi - spiega il capitano dei carabinieri Mauro Izzo, comandante della compagnia di Civitavecchia - tanto da decidere il trasferimento dal pronto soccorso dell’ospedale San Paolo al San Filippo Neri, dove dovrà essere sottoposto a intervento chirurgico maxillo-facciale. Dopo aver ricostruito la vicenda ci siamo messi alla ricerca degli autori, anche se abbiamo lavorato in un ambiente particolarmente omertoso». Secondo gli inquirenti un grave episodio di «bullismo» privo di movente. Il sessantenne durante il pestaggio è riuscito a intravedere alcuni dei suoi aggressori. I carabinieri setacciano muretti e piazze della cittadina fino ad arrivare alla comitiva giusta e a un nome. I ragazzi vengono, infine, identificati e fotografati dai militari. Uno di questi viene riconosciuto da Alfredo. Interrogato da un magistrato della Procura per i minori, il 15enne ammette tutto ma non c’è verso di fargli fare nomi. «Non parlo, non sono mica un infame», le sue dichiarazioni.