«Ha vinto la verità della ragione»

Che il fallimento del referendum fosse nell’aria era una sensazione che si avvertiva ad ogni incontro con le persone comuni alle quali si proponeva l’astensione non sulla base di ragioni di fede ma con l’uso corretto della ragione.
Bastava proporre le verità elementari: l’embrione è un essere umano, proporre la selezione degli embrioni è un modo elegante per fare eugenetica, un figlio ha diritto di sapere da chi viene, una scienza onnipotente è un pericolo per la vita ma anche un tradimento di se stessa, questa legge non ostacola la scienza e non impedisce di curare quattro milioni di persone.
Il fallimento del referendum dimostra che in Italia ci sono persone che non demandano ad altri (intellettuali giornalisti scienziati o presunti tali attricette soubrette) le scelte fondamentali della loro vita ma hanno la capacità di riconoscere le verità elementari sulle quali poter costruire una società migliore.
Questo lascia ben sperare anche per il difficile compito che abbiamo davanti: costruire il bene comune per rilanciare il nostro Paese. Se anteponiamo alla realtà l’ideologia, la verità dei fatti alla menzogna se troviamo dei punti in comune allora diventa possibile costruire insieme.
Come si fa a non capire che se il mio desiderio diventa una pretesa senza limiti viene minata alle fondamenta la possibilità di una convivenza civile e di un bene comune? Come si possono educare i figli e far capire loro che il diventare adulti implica il riconoscere un limite al proprio desiderio di onnipotenza se noi viviamo come eterni adolescenti che tutto vogliono, tutto vogliono fare e cambiare?
Non ci illudiamo che l'Italia sia tornata un paese cattolico: non era in gioco la fede e le parole dei vescovi ma la ragione. Quel che è stupefacente sono state le lezioni che in molti hanno voluto dare alla Chiesa. È singolare che la Chiesa sia ben accetta quando parla di lotta alla povertà, alla guerra, di difesa dei diritti umani, ecc., ma sia osteggiata quando dice le ragioni di tali affermazioni: la difesa della persona e dei suoi diritti fondamentali.
Ma proprio questo è il contributo originale che la Chiesa dà alla società civile e alla convivenza umana e che fortunatamente in questo caso la maggior parte dei cattolici ha capito.
Solo pochi, i soliti che non smettono di essere succubi della mentalità dominante e dell’ideologia mondana, continuano a proporre posizioni «mature e consapevoli»: così facendo diventano inutili (come il sale che perde il sapore).
Al contrario questo lo hanno capito molti laici che in questa occasione hanno riconosciuto come il vero argine alla «dittatura del pensiero unico» sia stato offerto dalla Chiesa e a partire da questo hanno fatto una scelta non determinata da criteri ideologici ma dalla realtà. Continuando su questa strada il compito che ci aspetta, anche se molto impegnativo, non sarà impossibile.

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