Habemus Papa (stathopoulos) Sokratis, Omero e il Genoa

(...) alle cose principali.
Quella squadra, quella partita, quel terreno di gioco, quello stadio, hanno firmato una pagina di epica, di epica vera. Qualcosa che meriterebbe un Omero per essere raccontato, una specie di Batracomiomachia, solo più drammatica.
E visto che potrebbe esserci in ballo Omero, vale la pena di iniziare dal giocatore che più di tutti sembrerebbe c’entrarci in un poema omerico, una specie di genitivo vivente, con tutte le declinazioni al posto giusto. In ogni senso.
Signori, siamo di fronte a un campione vero. Papacomesichiama, Sokratis per gli amici e le magliette, è un difensore come da tempo non mi capitava di vederne. Poi segna anche, vabbè. E vogliamo parlare di Sculli, uno che è possibile incontrare in ogni zolla del campo?
Poi, c’è Rubinho: in una vita sui campi di calcio mi era capitato spesso di vedere portieri che levano dalla porta un gol che sembrava già entrato; mai, però, mi era capitato di vedere portieri che levano dalla porta due gol che sembravano già entrati.
Andiamo avanti. Vogliamo parlare di Diego Milito? Superfluo, basta leggere il suo score in qualunque squadra e in qualunque serie abbia giocato: i suoi gol sono una specie di variabile indipendente; roba che nemmeno il salario per la Cgil. O di Palladino? In due settimane si è trasformato da oggetto (misterioso) a soggetto (pericoloso, per gli avversari). Per non dire di Bocchetti: pensare che uno che tocca la palla così è partito in panchina testimonia o sulla follia di Gasperini o sulla forza del collettivo del Genoa. Non credendo moltissimo nella prima opzione, tendo a prendere in considerazione la seconda.
Insomma, anche con tutti questi particolari, con tutti questi protagonisti, siamo nei dintorni dell’epica. Siamo alle tragedie greche (per gli avversari incontrati a Marassi, sicuramente, visto il ruolino di marcia casalingo dei rossoblù), con un grandissimo protagonista - a scelta, fra Preziosi, Gasperini e Milito - e un coro. Altrettanto, se non più, importante.
Ecco, fra quelli del coro, ci sono sì i Bocchetti della situazione, ma c’è ovviamente anche quel popolo genoano che colora la Nord, che riempie il Ferraris, che soffre sul Muro, che è malato di Genoa. A volte - lo dico da osservatore esterno, da abusivo - esagerano.
Ma è tipico di un popolo. Come quelli dei Gormiti. Dopo il popolo dell’acqua, quello dell’aria, quello del fuoco, quello delle tenebre, quello della foresta, quello del vulcano, ecco il popolo del Grifone. E, credetemi, non c’è niente di più epico dei Gormiti. Anche e soprattutto per i bilanci del Prez.