Hacker truffano una banca Si indaga sui fondi alle Br

da Milano

Una volta la lotta armata si finanziava con le rapine e ci scappavano pure i morti, come ben sa l’ex latitante Cesare Battisti. Ma in piena era cybernetica, può bastare qualche hacker ben addestrato, talmente abile da intrufolarsi nei sistemi informatici delle banche, inventando bonifici a nove zeri sul conto di personaggi legati al terrorismo nostrano. Come l’irriducibile Salvatore Scivoli, arrestato il 12 febbraio scorso con altri 14 militanti delle nuove Br, beneficiario secondo le procure di Milano e Pavia di una truffa organizzata ai danni dell’Istituto Sanpaolo di Torino.
In totale, l’operazione avrebbe fruttato quasi un milione e trecentomila euro ai titolari di una decina di conti correnti in Piemonte e Lombardia, ovvero a presunti fiancheggiatori della stella a cinque punte.
Il metodo utilizzato per gabbare uno dei maggiori istituti di credito italiani lascia allibiti. Secondo i magistrati, la chiave d’accesso è una filiale di Binasco, piccolo comune del Pavese, dove nel dicembre scorso qualcuno si sarebbe introdotto installando nei computer un piccolo apparecchio in grado di captare dati riservati dal sistema informatico per poi radiotrasmetterli a un pc portatile.
Da lì in poi, una sequela di accrediti abusivi a conti di Torino e comuni limitrofi. Come quello per Scivoli, ritenuto dalla procura di Milano un fornitore di armi per l’attività terroristica: 116.400 euro. Altro che sventagliate di Kalashnikov e guardie giurate che lasciano orfani. Ma per il legale di Scivoli, quella degli inquirenti è una tesi inverosimile. «Il mio assistito versava in quel momento in gravi difficoltà economiche - ha spiegato Ugo Giannangeli -. Così non sarebbe stato se avesse ricevuto quella somma. Tra l’altro, stiamo facendo istanza per l’ammissione al gratuito patrocinio». Come dire che di euro neanche l’ombra.
Sulla vicenda, peraltro, vi sarebbero ancora molti punti da chiarire. La Procura di Pavia, titolare di parte dell’inchiesta, ha finora disposto il sequestro di undici conti correnti ma, come ha precisato il procuratore Salvatore Sinagra, non ha inserito alcun nome nel registro degli indagati.
I magistrati pavesi non avrebbero finora confermato neppure l’esistenza di un collegamento tra l’operazione di pirateria informatica bancaria e il finanziamento delle nuove Brigate Rosse: «Per noi, al momento, si tratta soltanto di una truffa informatica», è stato sottolineato in Procura. Per il momento, infatti, l’unico anello di congiunzione riguarderebbe solo la presenza di Scivoli, una lunga carriera nel crimine, tra i quindici arrestati nel blitz antiterrorismo condotto a Milano dal pm Ilda Boccassini.
Uno dei prestanome, intervistato dal quotidiano La Stampa, ha già peraltro negato alcun coinvolgimento con le nuove Brigate rosse: «Non sono un terrorista - dice - avevo soltanto bisogno di soldi».
Intanto a Milano il gip Guido Salvini deciderà lunedì sulla richiesta del pm Boccassini di disporre una perizia su una ventina di intercettazioni ambientali da discutere poi eventualmente in una udienza con la formula dell’incidente probatorio. L’avviso per la perizia è stato notificato alle difese dei 15 arrestati e dell’indagata a piede libero Sara Salimbeni.