«Hai la figlia malata»: 4 giornate a Tedesco

Gian Piero Scevola

La sentenza è di quelle che riconciliano con la giustizia sportiva: la rissa al termine di Cagliari-Reggina che ha visto protagonisti Abeijon, Tedesco e Langella, è stata severamente sanzionata dal giudice Maurizio Laudi che ha inflitto 4 turni di squalifica a Giacomo Tedesco, 2 a Langella e l’ammenda di 3.000 euro ad Abeijon. E tutto questo perchè lo 007 dell’Ufficio indagini ha sentito, all’ingresso del sottopassaggio, Tedesco rivolgere una frase gravemente offensiva ad Abeijon: «Cerca d’andartene che c’hai pure una figlia malata». In reazione il cagliaritano si scagliava contro l’avversario, venendo trattenuto da dirigenti e compagni che gli impedivano di raggiungere Tedesco mentre Langella, conosciuti i motivi di tale reazione, si lanciava a sua volta contro il reggino e tra i due calciatori si verificava uno scambio di pugni e calci in rapida successione, prima che venissero separati.
Con Langella che cercava ancora di divincolarsi per raggiungere Tedesco, mentre il presidente reggino, Lillo Foti chiedeva scusa ad Abeijon per il comportamento del suo giocatore (e stranamente domenica sera a Controcampo Foti dichiarava di non aver sentito niente e di ritenere Tedesco incapace di simili affermazioni, ndr).
Valida dunque per Laudi la prova tv (arbitro e assistenti non hanno visto) e, soprattutto, la relazione dell’Ufficio indagini. Tedesco è stato punito per due motivi «di speciale riprovevolezza»: il contenuto della inqualificabile frase rivolta ad Abeijon e la responsabilità di aver cagionato uno stato di grave tensione emotiva tradottasi in molteplici atteggiamenti aggressivi tra tesserati. Con l’aggiunta dello scambio di calci e pugni con Langella. Il quale Langella è stato sì il primo ad aggredire, ma le 3 giornate previste per simile comportamento sono state ridotte a 2 per la provocazione operata da Tedesco e dalla reazione emotiva ed istintiva conseguente all’offesa subita dal proprio compagno di squadra.
Quanto all’offeso Abeijon, per lui solo una multa perchè ha solo «tentato di raggiungere» Tedesco e il suo comportamento è stato ben documentato dalle immagini: duplice tentativo di raggiungere Tedesco con finalità aggressive, senza peraltro che tale intento si realizzasse. Tale condotta, definita come meramente «probatoria» rispetto al concreto compimento di atti violenti, avrebbe meritato un turno di squalifica. Ma qui arriva il bello e il giusto della sentenza perchè, secondo Laudi, l’estrema gravità della provocazione subita deve essere valutata come attenuante, «in aderenza a un principio di equità riconosciuto anche dalle leggi dello Stato (attenuazione di pena per il reato commesso in stato d’ira, in reazione a un fatto ingiusto altrui)». Un fatto nuovo nella casistica sportiva, che fa giurisprudenza e che apre prospettive nuove per quanto riguarda il linguaggio particolarmente offensivo e provocatorio dei calciatori in campo.