«Hai un posto per l’amico ingegnere?»

AL TELEFONO Il dirigente con Di Pietro jr: «A quella signora ho dato l’incarico che volevi tu»

Affari e politica, appalti da pilotare, bandi di gara sotto dettatura, favori e richieste di assunzioni, giudici amici, sentenze da accomodare. C’è di tutto nel calderone di intercettazioni e verbali agli atti dell’inchiesta Magnanapoli, che ha visto l’arresto di 3 persone tra cui l’imprenditore Alfredo Romeo, assessori comunali, funzionari pubblici, collaboratori dell’imprenditore. Ecco il «best of» di quanto si dicevano gli indagati in mesi di telefonate.
Mautone e Di Pietro junior
Il figlio dell’ex pm parla con l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone. Per la Dia i loro rapporti sono «degni di approfondimento investigativo» e hanno «contenuto alquanto ambiguo». Cristiano: «Io ho un amico però è ingegnere che sta a Bologna, volevo sapere se su Bologna c’era la possibilità di trovargli qualcosa (...), di “fargli avere qualche cosa”». Mautone. «Adesso vediamo, ci informiamo subito (...) Poi ti volevo dire che a quella signora, la moglie di quell’ingegnere...». C. «Sì!». M. «Ci ho dato un incarico! Poi non l’ho dato ancora a lei. Lo passerò sempre a te e poi ce lo farai avere tu!». C. «Grazie Mario». I contatti tra i due riguardano anche le caserme molisane e i relativi contratti di fornitura. C: «Ti volevo parlare un attimino di un paio di questioni qua delle caserme per quanto riguarda le forniture e così via, per capire un attimo come funziona». M: «Va bene, ma in particolare quale caserma?». C. «Pure su quella di Termoli volevo sapere un attimino, chi è che fa l’impianto elettrico e dove si va a rifornire del materiale, questo volevo capire un attimino».
Romeo, Lusetti e il Tar
Romeo chiama l’amico parlamentare del Pd Renzo Lusetti. Il Tar del Lazio ha tolto alla sua impresa l’appalto Global service di Roma. La parola va al consiglio di Stato, che darà ragione all’imprenditore. Romeo: «Ti sei scordato di me». Lusetti: «No, sto lavorando, invece». R. «Volevo sapere di quella cosa di quello lì, di Troia, lì che cosa ti aveva detto, se ci avevi parlato». L. «Quale cosa di Troia?». R. «Troiano, quello della giustizia amministrativa». L. «Ho un incontro operativo alle otto direttamente con il grande capo e parliamo di tutto, capito? C’è anche Troiano, su tutto, stai tranquillo». R. «Ma lui la farebbe questa cosa?». L. «Certo che la farebbe». R. «Perché quella è questione di vita o di morte, là».
L’amico magistrato
Il deputato di An Italo Bocchino organizza un pranzo da un noto chef con Romeo. Che annuncia che a tavola ci sarà anche Antonio Panico, magistrato estensore di una sentenza del 2004 che confermò che la gestione del patrimonio immobiliare del comune di Napoli spettava a Romeo. Bocchino: «Allora io organizzo per sabato». Romeo: «Organizza per sei, perché stavo insieme ad Antonio che poi conosci anche tu». B. «Chi, Antonio?». R. «Antonio Panico». B. «Ah come no, benissimo che bello». R. «Organizza... siccome stavo fuori con lui, aveva detto... sai, se sabato vai vengo anche io».
Fidanzato col Campidoglio
Sui rapporti privilegiati tra Romeo e il comune di Roma, è suggestiva l’intercettazione tra l’imprenditore e l’ingegnere del comune di Napoli Piscitelli. Romeo: «Figuratevi che mia moglie si è insospettita e mi raggiunge domani mattina e sta con me a Roma perché ha detto “voglio sapere chi è questa fidanzata”...». Piscitelli: «Sì, però ha fatto l’errore di avvisarvi, perché se veniva improvvisamente chi lo sapeva...». R: «Ho detto, guarda, magari ci stesse una fidanzata, la fidanzata mia adesso, in questo momento, è il comune di Roma». P: «È il comune di Roma adesso la fidanzata vostra, e va bene con ventimila figli che devono nascere».
Tutti in parata
L’approvazione in giunta della delibera sul Global service scatena la corsa al «merito» nei confronti di Romeo. Giorgio Nugnes, poi morto suicida, chiama Romeo e gli dice: «Comm è bell... c’è chi dorme e chi fatica, eh guagliò... si nu grande, tiene nu grande amico assessore, ma soprattutto capace». Telefona anche Italo Bocchino: «Ormai... siamo una cosa... quindi... consolidata. Un sodalizio, una cosa solida... una fusione di due gruppi». Proprio Nugnes punta in alto e conta, secondo i magistrati, su una sponsorizzazione di Romeo presso un politico nazionale, Francesco Rutelli. Romeo: «Ti ho fatto una buona piazza». Nugnes: «Hai parlato con Francesco?». R: «Sì, gli ho detto le cose mie napoletane, come andavano, chi mi stava aiutando, ha voluto sapere se il tuo capo (cioè la Iervolino, ndr) era disponibile con me (...) ha fatto questa battuta, “giovane e sveglio”». Gli inquirenti, interrogando Romeo, lo pressano proprio sui suoi rapporti con Rutelli. Ma l’imprenditore taglia corto: «L’avrò visto una volta». Al telefono, è la teoria difensiva di tutti al momento degli interrogatori, si millanta e basta.
Verbali coloriti
Ma anche dai verbali dei faccia a faccia con i magistrati vengono fuori spunti curiosi. C’è per esempio il collaboratore di Mautone Nicolò Muratto, che fa sfoggio di una invidiabile ironia. Un magistrato osserva che «forse è uno dei tecnici più preparati che abbiamo incontrato nell’arco di queste indagini» e lui replica: «Io la ringrazio, anche se poi mi sono trovato ai domiciliari». Il gip gli chiede se ancora frequenta il provveditorato, lui fa presente di essere ai domiciliari, il gip commenta: «L’ho messa io per farle passare più tranquillamente il Natale», e Muratto non fa una piega: «Grazie», replica. E ancora, quando un pm osserva che «in questo ambaradan lei è quello più intelligente», il geometra ribatte: «Io la ringrazio... però, giudice, mi avete messo agli arresti domiciliari per la mia intelligenza?».
Non scherza nemmeno il sindaco, Rosa Russo Iervolino. Va in procura come persona informata sui fatti e mette nero su bianco una definizione dei suoi ex assessori finiti ai domiciliari che non si trova sul vocabolario: «Non esito - dice ai magistrati - a definirli “sfrantummati”».