"Hai un tatuaggio sulla caviglia" Una giovane scartata dalla polizia

Ramona 21 anni, genovese, ha passato le selezioni scritte e i test fisici per entrare in polizia, ma è stata fermata dalla commissione medica di controllo a causa di una farfalla tatuata sulla caviglia. "Pensavo fosse uno scherzo"Il suo legale ha fatto ricorso al Tar del Lazio

La Spezia - Una donna di 21 anni, Ramona Angiolini, fisico scattante e grande voglia di servire lo Stato entrando in polizia, è stata scartata dalla commissione medica di controllo, dopo aver superato in modo brillante la prova scritta e quella fisica, perché ha un tatuaggio a forma di farfalla, di piccole dimensioni, sulla caviglia destra. La donna, genovese residente a Sesta Godano in Alta Valle del Vara (La Spezia), ha presentato ricorso al Tar del Lazio attraverso il suo avvocato, Pier Giorgio Leoni, come ha spiegato oggi il quotidiano il Secolo XIX. Il legale ammette che Ramona quel tatuaggio avrebbe potuto anche rimuoverlo ma ha voluto invece tenerlo e combattere.

Referto medico Sul referto medico è indicata la "presenza di tatuaggio in zona sovra malleolare esterna non coperta da uniforme". "Riuscire a vedere il tatuaggio sulla caviglia, è davvero difficile, se indossa i pantaloni dell’uniforme - ha detto l’ avvocato Leoni - è vero che qualche volta è richiesto di indossare la gonna alle cerimonie ma si possono infilare delle calze. Io ho spiegato queste ragioni e ho anche detto che il tatuaggio non è un serpente o un dragone, ma una farfalla, che significa buona fortuna. Ho visto la giurisprudenza: i giudici valuteranno se una farfallina deturpa o possa essere tutto sommato una cosa carina. Non credo si possa far perdere per questo il lavoro ad una persona motivata e di valore".

Ramona: "Pensavo a uno scherzo" "Quando la dottoressa che mi visitava mi ha detto che il tatuaggio alla caviglia poteva essere un problema, ho pensato che stesse scherzando. Invece mi ha detto di accomodarmi fuori e di aspettare. Dopo quasi due ore, è uscito un altro membro della commissione, composta da sette persone, e mi ha consegnato il foglio con il quale mi si escludeva dal concorso in Polizia". Ramona Angiolini, 22 anni appena compiuti, dimostra anche meno della sua età. Non ha un filo di trucco, sgrana due occhi nocciola che tradiscono una profonda tristezza: è spaventata dal clamore per la sua bocciatura alla prova medica di ammissione al concorso per 1507 allievi della polizia di stato, riservato a chi ha fatto servizio di leva, ma determinata a far valere le sue ragioni ricorrendo al Tar del Lazio.

Un anno di leva volontaria Lei, la leva volontaria, l’ha fatta a Chiavari un anno fa, al centro telecomunicazioni, e ne è uscita con un elogio: "Avrei potuto fermarmi ancora un anno, ma poichè è uscito il concorso, mi sono subito iscritta. Eravamo 19mila. Poi siamo rimasti in 3500, dopo la prima prova scritta e quella fisica. Mai avrei pensato di incagliarmi alla visita medica". E invece il 26 settembre, nell’ex caserma Ferdinando di Savoia di Roma, è stata riconosciuta non idonea al servizio di polizia, per carenza dei requisiti fisici previsti dal Decreto Ministeriale del 30 giugno 2003, numero 198. Nel dettaglio, "tatuaggio in zona sovramalleolare esterna destra, non coperta dall’uniforme". La sua farfallina tatuata sulla caviglia, appunto.

Tatuaggio a 15 anni Quando l’aveva fatta? "Sette anni fa". Aveva appena 15 anni: "Sì, ma per me aveva e ha un significato. Niente a che vedere con la moda. È qualcosa di personale". Ora, quella farfallina rischia di minare il suo sogno: "Io ci voglio entrare, in polizia", ripete la ragazza, che in famiglia è l’unica a nutrire questo sogno. La norma citata dalla commissione medica (articolo 3 comma 2, riferimenti 1 punto 2 lettera b), vede come causa di non idoneità "tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme", oppure tatuaggi che "per loro sede o natura siano deturpanti", oppure "per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme". Ramona si guarda il tatutaggio, sotto le calzette corte. Indossa un paio di sneakers, calzoni sportivi beige con i tasconi, una t-shirt bianca, una giacca di lana grossa marrone. È sorpresa, amareggiata, ferita: "Non ci credo, non riesco a crederci", ripete. E a chi le chiede cosa farà, se il ricorso al Tar dovesse darle torto, ammette desolata: "Io piuttosto rinuncerò al tatuaggio, alla mia farfalla. Se proprio devo farlo, lo farò: ma spero di riuscire ad entrare anche così".