Haider: "I clandestini? Noi li rimandiamo in Italia"

Il leader della destra austriaca: "Gli immigrati illegali vanno fermati. E se arrivano dalla Penisola applichiamo i trattati Ue". Poi svela: "Collaboro con Illy anche se nella sua giunta c'è chi ne ha orrore"

Klagenfurt - Non si perde in preamboli: «Quando intercettiamo un clandestino nelle nostre terre lo mettiamo in prigione». Non usa toni diplomatici: «Se la nostra polizia blocca un irregolare vicino al confine italiano e lui non ci dice da dove è venuto, noi lo rispediamo in Italia». Riveste con un sorriso ironico i suoi ragionamenti: «I pullman carichi di romeni li controlliamo finché non hanno superato la frontiera di Tarvisio».

Jörg Haider, dal 1999 controverso Governatore della Carinzia, non ha paura di essere politicamente scorretto. Ma non si lascia ingabbiare: «Io non sono né di destra né di sinistra. Io sono avanti. Un politico non può stare dentro una definizione una volta per tutte. Sulla sicurezza mi piace Sarkozy, sulla politica economica Berlusconi, la legge sul diritto all’asilo l’ho recepita dal modello danese di Rasmussen».

Per l’Europa lei è ancora al Medio Evo.
Il presidente della Carinzia ridacchia. Si dondola sulla sua poltrona spartana scoprendo gli stivaletti neri. Non aspetta nemmeno che l’interprete abbia finito di tradurre: «Nel 1993 io proposi 12 punti sul tema dell’immigrazione. Al primo posto c’erano leggi severe per chi entrava nel nostro Paese. Tutti i partiti, dai popolari ai socialisti, mi dipinsero come Belzebù. Le tv, i sindacati, la Chiesa mi attaccarono: a Klagenfurt c’è Belzebù. Oggi quei 12 punti sono patrimonio di tutta la classe politica austriaca».

Sarà, ma lei ha sciupato la sua dote: nel 1999 i liberali di cui lei era leader conquistarono il 27% dei voti; l’anno scorso la sua nuova formazione, il Bzö, nata dopo una spaccatura con l’estrema destra, è entrata in Parlamento per un soffio, col 4,2%. Haider è una meteora?
«Può darsi. Ma io spero di no: in Carinzia ho il 43% dei consensi, molti reclamano il mio ritorno a Vienna e in prospettiva anche in Europa. Non ho ancora deciso, certo non sono la controfigura di Belzebù. Però ho le idee chiare».

Per esempio sulla sicurezza?
«Chi arriva in Carinzia deve adeguarsi alla nostra mentalità, non noi alla loro».

In pratica?
«In Carinzia vivono poco più di mezzo milione di persone. Non vogliamo che le nostre tradizioni vengano snaturate. Il confine con il Friuli non c’è più, quello con la Slovenia cadrà il 21 dicembre, ma noi vigiliamo».

Chi vigila?
«La nostra polizia. I clandestini vanno in carcere, poi li rispediamo da dove sono venuti».

Non è così facile.
«Se un tizio viene preso vicino al confine italiano e non dice nulla di sé, noi lo rimandiamo in Italia. È il trattato di Dublino. Poi sarà l’Italia a stabilire la nazionalità».

A Roma ora domina l’emergenza Romania. Come affrontarla?
«Noi ci siamo mossi a tempo debito. Io sono stato al Governo dal 2000 al 2006 e quando si è discusso l’allargamento della Ue, noi austriaci ci siamo cautelati».

Come?
«Abbiamo introdotto una deroga alla libera circolazione delle persone. Fino al 2010 sarà difficilissimo per un romeno o un bulgaro stabilirsi nel nostro Paese, specialmente se si tratta di un lavoratore dipendente».

I pullman stipati di romeni e rom?
«Passano e vanno a Roma o Milano. Però...»

Però?
«Chi resta si integra. In Carinzia abbiamo introdotto un anno obbligatorio di scuola materna per i figli degli immigrati».

Chi paga?
«Noi. Così i bambini imparano il tedesco. Vede...». Nell’ufficio luminoso del Governatore entra un collaboratore, dalle scale salgono le voci di un coro natalizio. Il presidente riprende: «Io non sono xenofobo, io non sono razzista, nel partito liberale, l’Fpö, c’era chi voleva chiudere gli immigrati nei vagoni ferroviari e rimandarli in patria. Per questo nel 2005 ho fondato un nuovo partito moderato, il Bzö, Alleanza per il futuro austriaco, e ho rotto con gli estremisti».

Fra i suoi c’era chi negava l’Olocausto. Vero?
«C’era, c’era. Ora sono fuori».

Lei?
«Mai messa in dubbio questa tragedia».

Con il Bzö ha riverniciato la sua immagine in attesa di tempi migliori?
«Io sono per l’Europa. Ma l’Europa dei popoli, non della burocrazia centralista di Bruxelles. Prendiamo le moschee».

Ce l’ha con l’Islam?
«Introdurremo una norma: sì alle moschee, no ai minareti».

Perché?
«Perché sono un simbolo di potere e possono spingere i fanatici ad azioni terroristiche».

Non pensa che un divieto possa peggiorare il clima?
«Finché i cristiani non potranno costruire chiese nei Paesi arabi, qui in Carinzia non si alzeranno minareti».

I giornali hanno pubblicato qualche giorno fa alcune foto-scandalo: lei in discoteca, in atteggiamenti affettuosi con alcuni ragazzi.
«Si attaccano a tutto: sesso, alcol. Ma voi in Italia vi abbracciate di più. O no? Forse sono una meteora, forse, se posso permettermi una battuta sul Natale, una cometa». Gli occhi azzurri lampeggiano. «Ho 57 anni», portati con fierezza, «a Vienna la coalizione fra popolari e socialisti va male. Stiamo a vedere».

Anche quel che succede in Italia?
«Da voi sta cambiando tutto. Io osservo con interesse le evoluzioni della Lega, di Forza Italia, dell’Udc. Collaboro con Galan e con Illy, anche se nella sua giunta ci sono dei comunisti che all’inizio mi guardavano con orrore. Ma dialogo soprattutto con gli imprenditori».

Si rivolga a loro.
«Venite qui a investire. Quando ero a Vienna sono riuscito a ridurre le tasse per le imprese al 25, anche al 21%. E poi a Klagenfurt non c’è burocrazia».