Haido Ima e Watinoma, i cantori Griot

La tradizione degli antichi cantastorie continua ancora in Africa, ma il loro ruolo ha perduto importanza con la burocrazia

Continua AfricaMilanoFestival, la rassegna diretta da Modou Gueye: ospiti della serata Haido Ima e Watinoma.
La tradizione africana e l’arrivo dei bianchi, l’animismo, la vita del villaggio, le origini, il futuro narrati dai cantastorie Griot.
I racconti, le favole, i proverbi e le canzoni accompagnati dalla melodia della kora e le calebasse, la danza appassionata di due ballerine, il ritmo delle percussioni che anima le maschere tradizionali.
Il Griot (cantore professionista) più conosciuto è stato Bala Faseke Kouyate, fedele compagno di Soundjata Keïta, che fondò l’impero dei Mandingo (l’attuale Mali) nel 1240 dopo avere sconfitto Soumagoro Kante il re-stregone dei Suso, fino allora signore dell’Africa Occidentale sub-sahariana.
Dopo di lui ne vennero altri che formarono uno degli elementi più importanti della società africana: in mancanza di archivi, conservarono i costumi e le tradizioni che permettevano ai re di governare, alle famiglie di conoscere il proprio passato, a cerimonie, matrimoni e funerali di diventare occasioni per canti epici e narrazioni storiche.
Come le altre classi sociali, anche i Griot si suddividono in varie categorie. Sopra tutti i Kélé Mansa Djeli Gnara o Djéli Gnara, maestri della parola. Quando un Griot prende la supremazia sugli altri, viene chiamato Béléntigui. Conosce la storia della fondazione dei villaggi, ne conserva la cultura, è l’avvocato e il giudice dei loro conflitti.
Altre categorie, i Balafôdjeli, Griot musicisti; i Séné-Djeli sono i Griot che galvanizzano i coltivatori durante la stagione delle piogge; i Keliomah-Di con le loro maschere e le loro voci cavernose la notte incutono terrore alle popolazioni; i Kéné-Djéli sono specialisti nella circoncisione, spesso sono stregoni e fabbri; i Serawa sono chansonnier e danzatori, seguono i cacciatori e i grandi guerrieri.
I Griot esistono ancora: l’arte del raccontare non ha segreti, sono la memoria degli uomini. Secondo Cheik Oumar Camara, però, «hanno perduto gran parte del loro ruolo nella società africana: un tempo erano testimoni dei regni, ora la burocrazia ne ha preso il posto».

Haido Ima e Watinoma, AfricaMilanoFestival, Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, info 333-7089017, ore 21, ingresso con sottoscrizione