Hair piace già prima di andare in scena

Il sipario non è ancora aperto e già partono gli applausi.
Grandi aspettative per la prima versione, prodotta interamente in Italia, del musical «Hair», approdata lo scorso giovedì sera al Politema Genovese che è co-produttore per la prima volta. Uno spettacolo che possiede la forza di un uragano e i colori della natura in fiore: un'esplosione di energia e vitalità che cattura fin dal primo secondo. A quarant'anni esatti dal suo debutto a Broadway, «Hair» viene riproposto in una versione rinnovata che non solo non toglie allo spettacolo neanche una briciola della sua dirompente trasgressività e carica innovativa, ma rende il pubblico quasi attivamente partecipe allo show, rompendo quella, seppur sottile barriera, che, anche a teatro, si crea tra attori e spettatori. Siamo alle prime battute quando un carambolico Berger, interpretato da Attilio Fontana, si lancia sulle poltrone della platea percorrendola quasi per metà saltellando da uno schienale all'altro. Sono molti, successivamente, i momenti in cui gli attori si muovono tra il pubblico rendendolo protagonista e veicolatore dei temi che hanno segnato la cultura del '68, ma che ancora oggi, mutatis mutandis, risultano molto attuali: il rifiuto della guerra, dell'intolleranza, della disumanizzazione della società e la presa di coscienza che amore, felicità e libertà sono le uniche soluzioni di tutti i problemi. La direzione musicale è di Elisa che ha scelto di tessere gli indimenticabili brani della colonna sonora suonati e cantati dal vivo in lingua originale, a sonorità elettroniche per dare loro una maggiore credibilità contemporanea. Molto belle ed espressive le voci, che hanno superato brillantemente la dura prova del vortice di danze e salti che accompagnano tutti i pezzi. Un gradino sopra gli altri per intensità e potenza, Dionne, interpretata dalla sudafricana Tia Architto.
Giudizio positivo anche sulle scenografie e sugli effetti creati dalle luci: di forte impatto la scena di nudo in controluce con cui finisce il primo tempo e la gabbia di fumo e luce che imprigiona, verso la fine dello spettacolo, Claude, interpretato da Gianluca Merolli. Sicuramente azzeccata e in linea con l'obiettivo di mantenere forti parallelismi con la contemporaneità, la scelta registica di inserire immagini, video e riferimenti, anche nel testo recitato, alla storia recentissima. Le coreografie, firmate da David Parsons, sono intrepide, libere, divertenti: ancora una volta questo grande coreografo contemporaneo è stato in grado di unire in un modo unico e straordinario nella sua danza originalità e accessibilità ottenendo un risultato che calza a pennello con lo stile di tale musical.
E sulle note della famosissima «Let the sunshine in» si accendono le luci in sala ed è un'ovazione.