Haiti, emergenza colera. Anche i volontari nel mirino

Anche i volontari sono finiti nel mirino della folla inferocita di haitiani che presidia le strade di Cap Haitien, la secondo città dell'isola, tra le più colpite dall'epidemia di colera che rischia di aggravarsi con lo stop alle operazioni di soccorso cui sono state costrette diverse agenzie umanitarie. Ieri, per il terzo giorno consecutivo, sono scoppiati disordini a Cap Haitien che hanno causato almeno sei feriti per colpi di arma da fuoco - esplosi secondo testimoni dalle forze Onu - mentre altre fonti non confermate parlano di almeno un morto.
La rabbia dei dimostranti è rivolta in particolare contro le truppe nepalesi del contingente presente nel Paese, la Minustah, accusate di aver «importato» il colera. Una tesi smentita dai responsabili Onu, che hanno condotto test sui militari dopo le analisi condotte da esperti Usa sul ceppo che ha causato sino ad oggi oltre 1.100 morti e 18 mila ricoveri, e che è «simile» a quelli diffusi in Asia. A Cap Haitien, tuttavia, anche i volontari sono stati presi di mira: un team dell'organizzazione Christian Motorcyclists Association - che si definiscono «missionari in motocicletta» - è scampato «miracolosamente» al linciaggio mentre tentava di lasciare la città a bordo di un autobus, bloccato da uomini armati di machete che hanno tentato l'assalto al mezzo. «L'autista è riuscito a ripartire, non so come, e miracolosamente siamo riusciti ad arrivare davanti a un compound dell'Onu. Dio ci ha protetto», ha raccontato alla Cnn Terry Gibson, responsabile del team di volontari.
La città, confermano numerose fonti, è presidiata da gruppi armati che impediscono il passaggio di convogli e auto. L'organizzazione per gli aiuti umanitari Oxfam ha interrotto le operazioni di soccorso: «Non possiamo fisicamente arrivare nei luoghi di lavoro, neppure con i mezzi di rifornimento. Abbiamo detto al nostro staff di rimanere a casa finché le operazioni rimarranno sospese», ha detto Julie Schindall, portavoce di Oxfam a Haiti, al Daily Telegraph. Il quotidiano britannico aggiunge poi che un magazzino del Programma alimentare mondiale, che conteneva 500 tonnellate di cibo, è stato saccheggiato e dato alle fiamme.