Hamas: basta tregua con Israele E adesso rivendica il lancio di razzi

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Dopo i raid israeliani sul centro di Gaza, Hamas annuncia la fine della tregua con Israele e rivendica il lancio di razzi verso la città israeliana di Ofakim. L'ambasciatore egiziano: &quot;Contatti in corso tra Hamas e Israele per porre fine all'escalation di violenza&quot;
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Gaza - Cresce la tensione nella Striscia di Gaza. Hamas, gruppo integralista che controlla il territorio palestinese, ha annunciato stamattina di non ritenersi più vincolato alla tregua con Israele. Come riporta Ynet, l’edizione online dello Yedioth Ahronoth, il portavoce dell’ala militare del gruppo, le Brigate Izz al-Din al-Qassam, ha dichiarato: "Non c’è più una tregua con Israele di fronte al massacro ingiustificato della popolazione palestinese". Hamas ha anche esortato tutti i gruppi "a rispondere ai crimini israeliani". Tuttavia non si hanno certezze sulla veridicità dell'annuncio perché, parlando con l'emittente Al Jazeera, un portavoce delle brigate Qassam, ala militare di Hamas, ha negato la fine del cessate il fuoco con Israele. Nelle ore precedenti, una stazione radio di Hamas aveva sostenuto il contrario, dichiarando: "Non c'è più alcuna tregua con il nemico". Secondo il portavoce, l'annuncio non era corretto. In particolare quattro Grad sono caduti sulla città di Ofakim, a 15 km dal confine con la Striscia di Gaza, dove due bambini israeliani sono rimasti feriti. In una dichiarazione le brigate Ezzedine al-Qassam hanno spiegato che «questa è la nostra riposta ai crimini dell’occupazione sionista e la morte di 15 nostri martiri e il ferimento di decine» a Gaza.

Hamas rivendica lancio dei razzi Il braccio armato di Hamas ha rivendicato stasera il lancio da Gaza di quattro razzi di tipo Grad verso la città israeliana di Ofakim, nel Neghev. Si tratta della prima rivendicazione da parte delle Brigate Ezzedin al-Qassam di Hamas del lancio di razzi verso Israele da quando, due giorni fa, si è aperta una escalation di violenze israelo-palestinesi. Uno dei Grad ha centrato un edificio. Dalle macerie sono stati estratti due bambini, feriti in modo non grave. Nel frattempo a Ofakim le sirene sono tornate a risuonare e la popolazione e tornata nei rifugi.  

Sette palestinesi uccisi Intanto tre palestinesi sono stati uccisi e altrettanti feriti nella notte tra venerdì e sabato durante un nuovo raid aereo israeliano in pieno centro città a Gaza. Lo hanno indicato fonti sanitarie palestinesi. È dunque salito a sette il numero di vittime da ieri: fra queste c’è un bambino di cinque anni, ha informato Adham Abu Selmiya, portavoce dei servizi d’emergenza del movimento fondamentalista islamico Hamas, che governa nella striscia di Gaza. In un comunicato le Brigate Al-Quds, il braccio armato della Jihad Islamica, hanno espresso dolore per la morte del loro comandante Moataz Quriqaa e di suo figlio Islam. La terza vittima è il fratello di Moataz Quriqaa, un medico che non faceva parte della Jihad islamica. Questi decessi portano a 14 il numero dei palestinesi uccisi in occasione dei raid aerei israeliani nella striscia di Gaza dopo gli attentati di giovedì nel sud di Israele (otto israeliani uccisi). Le autorità israeliane hanno attribuito questi attentati a un’organizzazione estremista palestinese di Gaza, i comitati di resistenza popolare (Crp), di cui avevano ucciso il capo il giorno prima in un’incursione. La tregua tra Israele e Hamas è finita. L’annuncio della rottura di un cessate il fuoco che durava dall’inizio del 2009 era stata annunciata nella tarda serata di ieri da una nota diffusa dalla radio di Hamas: "Non esiste più alcuna tregua con il nemico".

Contatti tra Hamas e Israele Sono in corso contatti ufficiali tra Hamas e Israele per cercare di porre fine all’escalation di violenza nella regione innescata tre giorni fa da una serie di attacchi ad Eilat, nel sud dello Stato ebraico. Lo ha riferito l’ambasciatore egiziano presso l’Autorità nazionale palestinese (Anp), Yasser Othman, in un’intervista al quotidiano al-Risala. Il diplomatico ha riferito di intense trattative tra il movimento islamista e Israele, in cui l’Egitto sta svolgendo il ruolo di mediatore. "L’Egitto apprezza i contatti con tutte le parti per stabilizzare la tregua tra Israele e Hamas", ha detto Othman. "(Le parti, ndr) non sono interessate a un’escalation di violenza - ha aggiunto - ma vogliono ristabilire l’ordine e la calma come era prima degli attacchi a Eilat".

I precedenti Dopo gli attacchi di giovedì nel deserto del Neghev in cui hanno perso la vita sei civili e due militari israeliani, le forze armate dello stato ebraico hanno colpito più volte la Striscia di Gaza. Chiamata in causa dalle autorità israeliane, Hamas ha però negato ogni responsabilità per gli attacchi del Neghev. Ma fazioni armate della Striscia ieri hanno risposto ai raid aerei con lancio di razzi verso il territorio israeliano. Anche l’Egitto è stato coinvolto nel botta e risposta fra israeliani e palestinesi. Tre agenti egiziani della guardia di frontiera sono rimasti uccisi la scorsa notte a Rafah (al confine fra Sinai e Gaza) da un razzo israeliano, affermano i dirigenti del Cairo. E ieri altri militari egiziani (almeno due) sarebbero stati uccisi da un kamikaze palestinese. Hamas ha fatto circolare da Gaza informazioni secondo cui i militari egiziani uccisi dal fuoco israeliano ammonterebbero a sette, in due episodi diversi. Tanto è bastato perché al Cairo venisse organizzata una manifestazione di protesta davanti all’ambasciata di Israele. Il governo del Cairo ha poi deciso nella notte di richiamare l'ambasciatore in Israele. "La decisione durerà fino alla presentazione di scuse ufficiali" da parte dello stato ebraico, ha annunciato la televisione egiziana.