Hamas contro l’Europa: basta interferenze

I leader di Hamas affilano le armi. La minaccia europea di tagliare i finanziamenti all’Autorità nazionale palestinese, in caso di vittoria del gruppo fondamentalista alle elezioni del prossimo 25 gennaio, pesa come un macigno e minaccia di sconvolgere i progetti politici dell’organizzazione. Lo si capisce dalle durissime parole con cui Khaled Meshaal, leader in esilio di Hamas, reagisce da Damasco al diktat. Meshaal definisce le pressioni europee «un’indebita interferenza» e invita l’Anp a non piegarsi. «Le minacce europee sono il risultato di una politica del doppio binario abituata a farsi gioco di valori come democrazia e libertà - sostiene il leader di Hamas – chi ha deciso per la democrazia deve rispettarne i risultati e non sequestrare il diritto dei palestinesi a scegliere i propri leader».
Meshaal sa di dover fare i conti con il peso degli oltre 312 milioni di dollari versati ogni anno dall’Ue nelle asfittiche casse del governo palestinese. Quei soldi rappresentano più di un terzo degli aiuti che ogni anno contribuiscono a metà delle entrate dell’Anp. Senza i finanziamenti europei il presidente Mahmoud Abbas non potrebbe neppure pagare gli stipendi dei funzionari di governo e degli apparati di sicurezza. E lo sanno bene anche gli elettori palestinesi la cui vita dipende dai salari governativi. Dunque le pressioni europee potrebbero convincere chi ha votato Hamas alle recenti elezioni locali, dominate in molte località dalla lista fondamentalista, a rivedere il proprio voto. Esiste, però, anche la possibilità di un effetto opposto. Sottostando alle pressioni internazionali e impedendo la partecipazione al voto del gruppo fondamentalista, il presidente Abbas rischia di rendere ancor più impopolare la propria Fatah. Dando maggior risalto possibile alle pressioni esterne Hamas gioca questa carta. L’obbiettivo è polarizzare l’opinione pubblica e rendere ancora più esiguo il sostegno al presidente e al suo partito. Un’elezione senza Hamas rischia alla fine di condannare alla definitiva scomparsa Fatah e sancire l’egemonia politica della nuova formazione guidata dal carcere da Marwan Barghouti e dai giovani leoni. Un Barghouti che prima di finire in galera si batteva per l’entrata nel governo palestinese dei leader di Hamas e della Jihad islamica. Non a caso Meshaal ricorda all’Anp che il popolo palestinese «non accetterà mai» una così flagrante interferenza nelle questioni interne e dimostrerà di saper «rifiutare ogni pressione». E per rendere più evidente la contrapposizione con Fatah, Meshaal ricorda la decisione già annunciata di non rispettare più dopo il 31 dicembre il cessate il fuoco concordato un anno fa con Mahmoud Abbas. «Il clima generale caratterizzato dalle continue aggressioni sioniste e dal rifiuto di rilasciare i detenuti palestinesi non c’incoraggia – spiega - a rinnovare la tregua».