Hamas: non cederemo ai ricatti di Europa e Usa

Raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza: uccisi otto miliziani palestinesi in due attacchi

Gian Micalessin

Ismail Haniyeh per ora non molla. Anche dopo il blocco dei finanziamenti per centinaia di milioni di dollari annunciato contemporaneamente da Stati Uniti e Unione Europea il premier dell’Autorità Palestinese ribadisce la linea di Hamas. «Non ci piegheremo ai ricatti» ripete, mentre Israele continua i suoi attacchi mirati contro i militanti armati. Dopo il raid su un campo d’addestramento costato venerdì sera la vita a cinque guerriglieri legati a Hamas e al figlioletto di uno di loro ieri, a Gaza, gli elicotteri israeliani hanno incenerito ieri mattina due militanti di Fatah in fuga dopo dopo aver lanciato un missile Kassam verso il territorio israeliano, e altri sei ieri sera nel campo di addestramento delle Brigate Abu Rish a Gaza.
In questo clima da conflitto strisciante il presidente palestinese Mahmoud Abbas denuncia i piani di ritiro del premier israeliano Ehud Olmert e spiega che il tentativo israeliano di arrivare a una definizione unilaterale dei confini in Cisgiordania rischia di produrre un nuovo conflitto entro dieci anni. «Gli israeliani dicono di voler imporre una soluzione unilaterale, ma si limitano a posporre i problemi senza risolverli – ha dichiarato ieri Abbas - tra dieci anni i nostri figli si renderanno conto di quanto questo sia ingiusto e riprenderanno a lottare».
Il premier di Hamas ha ribadito il suo niet a Europa e Stati Uniti nel corso di una visita all’università islamica di Gaza. «Le decisioni dell’Occidente, degli Stati Uniti sono semplicemente ingiuste come l’occupazione israeliana e mirano a ricattarci – ha dichiarato Haniyeh - ma non possono ricattarci per le nostre posizioni politiche, il governo e i leader palestinesi non possono rinunciare ai propri principii». Dopo aver ribadito il rifiuto di riconoscere Israele, mettere fine alla violenza e ratificare tutti gli accordi stipulati in passato dall’Autorità Palestinese, il premier ha accusato la comunità internazionale di non comprendere le novità portate dalla vittoria di Hamas. «Il mondo deve capire che ci sono stati dei cambiamenti e accettarli» ha detto Haniyeh. Il premier sembra dunque risoluto a non scendere a patti, ma dietro l’atteggiamento di sfida potrebbe celarsi una difficile trattativa tra le varie anime di Hamas. Così almeno sembra voler far capire il presidente Mahmoud Abbas dopo il difficile incontro con il primo ministro di venerdì notte. Nel corso del vertice i due hanno inutilmente cercato di risolvere il complesso conflitto istituzionale che li divide. Haniyeh sembra aver accettato di lasciare ad Abbas la responsabilità dei negoziati con Israele e la comunità internazionale rivendicata dal presidente. Resta irrisolto invece il contrasto sul controllo delle forze di sicurezza esploso dopo la decisione della presidenza di nominare un fedelissimo di Mohammad Dahlan alla guida di sicurezza preventiva, polizia e difesa civile. «Stanno cominciando a capire di non potercela fare» ha detto Abbas dopo l’incontro, spiegando che Hamas sperava di poter fare a meno degli aiuti internazionali. «Ultimamente c’è un po’ di confusione nelle loro posizioni – ha aggiunto il presidente – perché cominciano a capire che se non cambiano linea nessuno negozierà con loro. Quindi, forse, basta aspettare un po’, in fondo sono al governo da solo una settimana».
Chi non può aspettare molto sono i 140mila dipendenti dell’Autorità Palestinese condannati a restare senza stipendi se Hamas non troverà in fretta il modo in cui far fronte al buco creato dal blocco dei finanziamenti europei ed americani. A più di una settimana dalla scadenza del termine per il pagamento dei salari di marzo il governo deve ancora mettere insieme 85 milioni di dollari e resta sempre in attesa degli aiuti promessi da Arabia Saudita e Paesi del Golfo.