Hamas non condanna: «È un atto di autodifesa»

E la Siria annuncia una raccolta di fondi

Roberto Fabbri

Il governo palestinese, un monocolore del movimento integralista islamico Hamas, si è rifiutato di condannare la strage di civili compiuta a Tel Aviv. Al contrario, ha giustificato l’attacco parlando di «autodifesa» e denunciando la continuazione della «aggressione israeliana» ai danni del popolo palestinese. Il portavoce del ministro degli Interni Siad Siam ha detto che si è trattato di «una conseguenza dell’occupazione israeliana». «Il nostro popolo è in uno stato di autodifesa - ha sostenuto il portavoce del movimento Hamas, Sami Abu Zuhri - e ha il diritto di usare tutti i mezzi per difendersi».
Va ricordato che Hamas, prima di conquistare alle elezioni dello scorso 25 gennaio una inattesa vittoria che l’ha proiettata al governo dell’Autonomia nazionale palestinese (Gaza più Cisgiordania) aveva complessivamente rivendicato nel quadriennio 2001-2004 sessanta attentati kamikaze sul territorio israeliano. A venti giorni dalla formazione del suo governo, Hamas si trova in grave difficoltà. L’aperto contrasto con il presidente Abu Mazen (esponente del movimento Al Fatah che ha invece scelto la via del negoziato con Israele e la comunità internazionale) e il taglio degli aiuti deciso da Stati Uniti ed Unione europea fanno parlare il premier Haniyeh di complotto contro Hamas, mentre la crisi economica è tale da far risultare insufficienti i 50 milioni di dollari appena promessi dall’Iran.
Ben diversa la reazione di Abu Mazen. Il suo consigliere Saeb Erekat, negoziatore di lungo corso fin dai tempi degli accordi di Oslo all’inizio degli anni Novanta, ha espresso «a nome del presidente la condanna per questo attentato, sollecitando tutte le fazioni palestinesi a rispettare l’interruzione della violenza. Questi attacchi - ha osservato Erekat - danneggiano gli interessi dei palestinesi».
Il governo israeliano, come prevedibile, non ha perso tempo ad accusare il governo di Hamas, indicato dal ministero degli Esteri come il caposcuola di terrorismo di tutte le sigle che si alternano nella rivendicazione degli attentati contro i civili in Israele. «Questa Autorità palestinese - ha detto il portavoce dell’esecutivo di Gerusalemme, Raanan Gissin, riprendendo affermazioni già fatte in precedenza in ambito governativo - si è chiaramente connotata come un’entità terroristica che cerca di incitare all’appoggio al terrorismo: sapremo come regolarci».
Appare più che probabile che la rappresaglia israeliana sarà dura. Il capo del governo Ehud Olmert ha confermato che dopo le necessarie consultazioni «risponderemo nel modo richiesto e continueremo ad agire con tutti i mezzi a nostra disposizione per impedire ulteriori atti del genere». Olmert ha spiegato che l’attentato non è stato una sorpresa, nonostante l’aumento dei controlli di sicurezza per i festeggiamenti della Pasqua ebraica. «Non è qualcosa che non temevamo che avrebbe potuto succedere - ha detto -, sappiamo che i gruppi delle organizzazioni terroristiche continuano a cercare senza sosta delle opportunità per colpire all’interno di Israele». Le forze di sicurezza, ha proseguito il premier, «sono dispiegate in ogni angolo, in ogni luogo, ma sappiamo anche che non esiste un modo di impedire attentati simili, in ogni circostanza e in ogni caso».
Il rischio dell’avvio di una spirale di violenze è serio e due episodi sembrano preannunciarlo: l’uccisione nel nord della Striscia di Gaza di un ragazzo palestinese, colpito secondo fonti locali da una cannonata israeliana nel pomeriggio, e il deciso attacco di forze israeliane a Nablus, in Cisgiordania, dove nel corso della caccia ad alcuni ricercati palestinesi sono scoppiati violenti scontri a fuoco.