Hamas sfida l’Anp e rivela i nomi dei capi militari

Per amplificare l’effetto, il documento è stato diffuso in migliaia di copie nella Striscia

Gian Micalessin

Adesso la sfida all'Autorità Nazionale Palestinese è aperta. Alla luce del sole. Almeno così Hamas vuol far credere. Di certo la mossa è ad effetto. Ieri Mohammed Deiff, l'invisibile e misterioso capo delle Brigate Ezzedin Al Qassam, il braccio armato del gruppo fondamentalista, ha pubblicato sul sito web dell'organizzazione i nomi e le foto, a volto coperto o scoperto, dei suoi principali luogotenenti. Come dire «Hamas ha buttato la maschera, non ha più nulla da nascondere. Ha vinto la battaglia per la liberazione di Gaza, può prendersi il lusso di rinunciare alla clandestinità e far tornare i comandanti militari in mezzo al proprio popolo, a volto scoperto». La mossa era nell'aria. Da quando Israele ha iniziato il ritiro da Gaza la clandestinità è diventata un ostacolo alla lotta politica per l'egemonia nella Striscia, un intralcio sulla strada della competizione diretta con il presidente Mahmoud Abbas e l'intera Autorità Palestinese. Lo si era capito sin dai primi di agosto. Allora, al via del disimpegno israeliano, il presidente palestinese Mahmoud Abbas si era presentato al porto di Gaza rivendicando il successo dell'Anp. Le Brigate Ezzedin Al Qassam avevano risposto con una sessione d'addestramento davanti alle telecamere delle principali televisioni internazionali. Il 20 agosto le Brigate avevano anticipato un'altra conferenza stampa del presidente palestinese occupando una piazza di Gaza e inscenando un comizio di alcuni suoi portavoce mascherati e armati. Lo scorso sabato lo stesso Mohammed Deiff aveva buttato alle ortiche dieci anni di precauzioni e segretezza assolute per comparire a volto coperto in un video in cui rivendicava la liberazione di Gaza e prometteva nuove operazioni in Cisgiordania. Ieri, quasi rispettando la cadenza settimanale, ha dato volto o voce a tutta la sua leadership militare. In una vera e propria fuga dalla clandestinità, Mohammed Deiff e i suoi sei principali luogotenenti s'impossessano del sito web dell'organizzazione riempiendolo con i propri volti, i propri nomi e i propri ricordi. Raed Saed, seppur già conosciuto al pubblico palestinese, ribadisce il ruolo di comandante per la città di Gaza. Marwan Issa, luogotenente di Deiff, spiega le ricognizioni di settimane prima di ogni attacco alle colonie israeliane. Ahmed Jaberi, un altro vice del grande capo, aggiunge dettagli sulle infiltrazioni. Ahmed Al Ghandor si presenta come capo delle operazioni nel nord di Gaza. Mohammed Al Sanwar si definisce comandante di Khan Younis. Mohammed Abu Shamaleh rivendica la pianificazione degli attacchi nel sud. Il rito di gruppo è scandito da una nuova intervista al comandante supremo. L'invisibile Deiff questa volta sfida apertamente sia l'Anp, sia Israele. Hamas - promette Deiff - risponderà a qualsiasi attacco e non esiterà a utilizzare la forza se l'Anp tenterà di disarmare i suoi militanti. La sfida aperta a Mahmoud Abbas è senza precedenti. Fino a oggi l'ala politica di Hamas aveva sempre ribadito di non voler assolutamente versare sangue palestinese. Ora Deiff e i suoi sei fedelissimi sembrano pronti a infrangere anche quell'ultima sottile linea rossa. Quasi per rivendicarne il diritto, riepiloga le tappe salienti della lotta armata. Dall'uccisione di un rabbino nel gennaio 1992 «con l'unica pistola che avevamo» al drammatico esordio nel 1995 degli attentatori suicidi. «Oggi abbiamo più attentatori suicidi di quanti riusciamo a utilizzare», chiosa in un'altra dichiarazione uno dei vice del capo. E intanto, quasi ad amplificare il senso della sfida, Hamas annuncia la stampa del documento in decine di migliaia di copie e loro distribuzione in tutta la Striscia. Tutti devono insomma sapere che, finita l'epoca della clandestinità, inizia quella per l'egemonia su Gaza. L'esuberanza mediatica di Hamas potrebbe però nascondere debolezze e faide intestine. Lo sceicco Ahmed Yassin, fondatore e leader spirituale dell'organizzazione, e Abdel Aziz Rantisi, fondatore e leader politico nella Striscia di Gaza, sono stati entrambi eliminati dagli israeliani nella primavera del 2004. Da allora è in corso una sorda lotta per il potere che vede contrapposti Khaled Meshaal, leader in esilio a Damasco, e Mahmoud al Zahar, leader dell'organizzazione a Gaza. Zahar, legato all'ideologia originaria dei Fratelli Musulmani, teorizza la trasformazione di Gaza in una comunità religiosa modello da cui avviare, soltanto dopo una generazione, la definitiva lotta per la liberazione di tutta la Cisgiordania. Meshaal, invece, spinge Deiff e i suoi armati a uscire allo scoperto per assumere anche il controllo politico della situazione.