Hamilton, che fortuna all’autoscontro di Monaco «Ho pensato a Senna»

Trionfa grazie a un incidente che gli fa cambiare strategia

nostro inviato

a Montecarlo
Poco lontano dal grande motorhome McLaren, Ron Dennis e i suoi uomini hanno fatto piazzare, come una reliquia da venerare, la gomma disintegrata nel provvidenziale giro 6, giro che ha costretto e permesso a «Lewis bravo e fortunato Hamilton» di rientrare ai box, rabboccare la benzina, e porre le basi del trionfo. «Perché dopo la botta ho subito allertato il team che così ha predisposto tutto – ammetterà -. Poi, i ragazzi sono stati fantastici e io fortunato». Bravo e sincero. Perché due passaggi dopo il pasticciaccio, ecco Coulthard e Bourdais sbattere e tamponarsi ed ecco la safety car in pista a raggruppare il gruppo e annullare vantaggi e distacchi. Per cui ecco Lewis di nuovo in corsa per la vittoria.
Nel motorhome McLaren è festa grande, il ragazzo è tornato in vetta al mondiale, il ragazzo ha regalato un’altra Montecarlo a Dennis e soci. Le note di Beat it di Michael Jackson frullano i timpani, Lewis, il padre, il fratello sono un festival di give me five e avanti così mentre patron Dennis sprizza gioia e dice «Hamilton ha per idolo Senna, ma qui ha vinto alla Lewis... e senza la marcia rotta di Kovalainen al via, potevamo fare doppietta».
Hamilton non perde occasione per ricordare a tutti di essere cresciuto a pane e Ayrton: «Lui è il mio idolo, il pilota di cui, da ragazzino, guardavo e riguardavo i filmati delle gare... La verità è che questo è il momento più bello e alto di tutta la mia carriera. E resterà tale per sempre». Quindi, Lewis è tornato a descrivere la sua corsa: «Quando ho toccato il muro, ho cercato di restare concentrato, di continuare a sperare, anche se non avrei immaginato, in quel momento, di poter ancora vincere. Invece, grazie all’entrata della safety car, abbiamo cambiato strategia (il rabbocco di benzina al sesto giro, ndr), e questa è stata la mossa vincente. Anche se era una delle ipotesi già preparate». Quindi, di nuovo il tormentone Senna. «Negli ultimi giri pensavo a lui, mi dicevo, Lewis, stai per vincere, ci stai riuscendo proprio come Ayrton».
Fortuna a parte, il ragazzo è bravo da preoccupare, tanto più che, assieme ad Alonso, è stato uno dei pochi ad averci regalato un sorpasso vero, quello al via, ai danni di Raikkonen. «È vero, ho fatto una grande partenza, e appena passato Kimi, ho solo dovuto pensare a tenere il ritmo di Felipe, a non mollarlo mai. C’erano momenti che per la pioggia non si vedeva proprio niente, per cui era meglio distanziarsi un poco da chi stava davanti. Dopo il botto, e me ne scuso ancora con i ragazzi del box, e dopo la sostituzione della gomma, a quel punto la strategia della gara era tutta nelle mie mani: dovevo solo pensare a spingere, spingere, spingere. Il mio ritmo era imbarazzante da quanto veloce, potevo dare un secondo al giro a tutti gli altri, era quasi facile, e ad un tratto ho chiesto al box se potevo aumentare la velocità. Però loro mi hanno detto di non farlo».
Just beat it urla Michael Jackson dagli hi-fi del motorhome. Dentro, il vincitore balla mentre suo padre lo segue con un bicchiere di champagne in mano, e persino Ron Dennis accenna una mossetta. Non è moonwalker, però ieri la McLaren aveva qualcosa di spaziale.