Hamilton: "E se vincessi io?"

Massa all’inglese: «Caro Lewis, stavolta ti tengo dietro»

Sakhir - Amiconi. Si capisce che Lewis Hamilton è stato subito accettato tra i big della F1 perché è come se ci fosse sempre stato. Nessun timore reverenziale in pista, tanto meno fuori. Dopo il secondo podio consecutivo, dopo aver pirlato Massa in Malesia, Lewis è entrato in sala stampa e, quando ha visto Felipe, l’ha abbracciato: «Colgo l’occasione per precisare che non mi ero espresso bene in Malesia, non volevo dire che Felipe era caduto nel mio tranello, solo che alla fine ho cercato di indurlo in un errore». «Ma no, Lewis, avrei fatto lo stesso io, e poi quando ti avrò dietro ti renderò la vita difficile». Occhio per occhio, dente per dente. Con stima, però.
Uno, il brasiliano, è un potenziale campione del mondo (Raikkonen e Alonso permettendo), l’altro un potenziale devastatore dei sogni altrui. Li accomuna una strana sintonia. «Io così forte? - parla Hamilton - Diciamo che in carriera sono stato abbastanza fortunato da trovarmi sempre a lottare con i primi e così ho conquistato il loro rispetto. Come con Massa in Malesia. La prima vittoria? Resto un debuttante. Magari domenica, magari a fine anno».
E Massa: «Il mio morale? È come se mi mancasse qualcosa: in Australia sono stato sfortunato, in Malesia sono partito male. Però difendo il mio sorpasso: dovevo provarci, era l’unico modo per riprendermi la corsa, non volevo restare dietro e attendere il podio. Se in Ferrari ci manca Schumi? Lui è un grande, ma noi tutti stiamo facendo un gran lavoro».