Hamilton ha stregato anche la Ferrari: "Sorpresa dell’anno"

Il giovane pilota inglese di colore della McLaren-Mercedes tre volte sul podio nelle prime tre gare di Formula Uno dopo l'esordio dopo l’esordio: capitò solo a Farina, ma era il primo mondiale. E il Cavallino paga le partenze, ma in squadra promettono: "Rimedieremo"

Sakhir (Bahrain) - Nessuno come lui. Il giorno dopo la vittoria Ferrari è anche l’ennesimo giorno in cui si parla poco del vincitore e molto del prodigio. È successo con Raikkonen trionfatore in Australia, con Alonso in Malesia, con Massa in Bahrain. Loro vincono in pista, Lewis Hamilton vince nei cuori appassionati e nelle pagine della storia a trecento all’ora. Perché i tre podi di fila al debutto, un terzo e due secondi posti di seguito, la leadership nel mondiale in comproprietà con il due volte campione del mondo e con Raikkonen, è qualcosa che non ha precedenti. O meglio, uno solo però dopato dalle circostanze: l’unico, che dopo tre Gp si trovava al vertice del mondiale nella stagione del proprio debutto si chiamava infatti Nino Farina, correva l’anno 1950 e si trattava del primo campionato della storia. Per cui, capirete, erano tutti debuttanti.
A far altrettanto, dunque, non sono riusciti i vari Fangio, Clark, Stewart, Lauda, Prost, Senna, e nemmeno Alonso che di record ne ha messi in tasca parecchi visto che si tratta del più giovane pilota ad aver conquistato pole, vittoria e mondiale. Persino l’immenso Michael Schumacher ha dovuto attendere un anno per il primo podio (e vittoria) e la quarta stagione per issarsi in vetta alla classifica.
Ed è proprio citando il kaiser tedesco che sorge spontaneo un altro quesito: ce l’avrebbe fatta kaiser Michael Schumacher a domare il fenomeno anglo-caraibico? Nel paddock, sul tema, nessuno ha osato sbilanciarsi. Però il 2006 insegna che Alonso era della stessa pasta di Schumi e il 2007 detta che Hamilton non è da meno di Alonso. Per la proprietà transitiva, Michael avrebbe faticato. Meglio la pensione ed evitare simile confronto.
Anche in Ferrari sgranano gli occhi davanti a Lewis Hamilton. Quando il direttore sportivo della Rossa, Stefano Domenicali, e il direttore tecnico Mario Almondo si sono presentati al posto di monsieur Jean Todt per la consueta conferenza stampa del dopo gara (il gran capo francese, in linea con la nuova filosofia ferrarista del lavoro di squadra, ora preferisce alternarsi ai suoi uomini), è stato un attimo solleticarli sul ragazzo di colore: «Certamente è la sorpresa dell’anno», ha commentato Domenicali, mentre Almondo è andato oltre: «Premetto che, ovviamente, noi siamo contentissimi dei nostri piloti ma, indubbiamente, Hamilton è un talento che si è espresso in poco tempo e in una maniera sorprendente... dobbiamo darne atto: è notevole. E’ maturato molto velocemente».
Ancora non sapeva, Almondo, che ieri la McLaren-Mercedes, per mezzo di un comunicato ufficiale, avrebbe porto pubbliche scuse al giovane Lewis: «Siamo spiacenti, ci scusiamo con lui, perché abbiamo sbagliato la pressione delle sue gomme». Ed è arrivato secondo; e ha tallonato Massa per tutta la corsa. E se la pressione fosse stata quella giusta?
Mettiamoci quindi il cuore in pace: questo ragazzo sarà il tormentone dei prossimi mesi, tanto più che ha promesso di contendere anche ad Alonso il titolo. L’altro tormentone è invece più tecnico, e anch’esso ci accompagnerà: è quello delle partenze. La McLaren e Alonso ed Hamilton hanno ammesso di avere un sistema speciale (e infatti al via non sbagliano e spesso superano le Rosse). E la Ferrari, per bocca di Domenicali non si è nascosta: «Una volta di più, in Bahrain è emerso un tema fondamentale di questa stagione: il via. Il fatto che Kimi abbia perso una posizione in partenza ha condizionato la sua strategia e la sua posizione finale». E Almondo: «Non vogliamo avere un simile handicap, ci lavoreremo sopra». Promesso. I due Todt hanno le idee chiare.