Hamilton: «Io come Senna» Ma ora sta antipatico a tutti

Alonso sbatte, l’inglese vince, vede il mondiale e prende in giro il compagno: «Quella curva era rischiosa e lui ci è passato male...»

nostro inviato a Fuji

Se li sta bevendo tutti, sistematicamente, con freddezza, con il sorriso sugli occhi che sembra gentile e invece è gelido di certezze. Sa di essere il più giovane, il più forte, il più ricercato, il più fortunato. Anche questo sa. Lewis Hamilton vince e umilia gli avversari nel Gp del grande pasticcio firmato Ferrari, firmato Fia, e domina nel giorno del grande botto di Alonso. Adesso le vittorie sono quattro, i podi dodici, adesso le gare mancanti all’alba mondiale sono due, la prima fra una settimana in Cina. Adesso Hamilton può far di conto perché i punti sono 107, dodici in più dell’odiato Alonso, diciassette davanti a Raikkonen. Per questo dice: «Ovvio che in fondo all’animo cominci a pensare al mondiale, ma lo farò per davvero solo se tutto andrà bene a Shanghai. Prima di allora, continuerò come sempre: pensando solo a concentrarmi per la corsa».
Lewis sorride e sembra un veterano, non un ragazzo di ventidue anni che ha già violato il libro della storia a trecento all’ora con mille rivoli d’inchiostro. Una riga per annotare che mai nessuno aveva esordito in F1 raggiungendo subito la vetta della classifica, mai nessuno aveva vinto quattro gare nella sua prima stagione, che nessuno si era abbonato al podio come lui e soprattutto, nessuno aveva conquistato il titolo all’esordio. O meglio, uno solo: Nino Farina, italiano, su Alfa, dominatore nel 1950. Anno di costituzione del mondiale F1. Ecco il trucco.
Alonso, intanto, si lecca le ferite dopo il botto che l’ha tolto di scena «colpa dell’aquaplaning» e invoca un miracolo «per vincere il titolo». E spiega: «Devo dominare le prossime due corse e sperare che Lewis concluda con due quinti posti... La verità è che avrei bisogno che lui si ritirasse due volte. Un vero miracolo visto che non ha mai problemi...». Lo spagnolo si dice agguerrito, «ho gli occhi remissivi? Macché, saranno di nuovo cattivi a Shanghai», però non sa ancora che Hamilton ha iniziato a sbertucciarlo anche verbalmente. Esempio: «Francamente, dopo il rientro della safety car non sentivo molto la pressione di Fernando dietro di me»; per esempio: «la chiave per il titolo, anche nelle prossime due corse, è fare in modo che la macchina concluda le gare, che io resti in pista (sott’inteso, invece Fernando non ci riesce, ndr)». Non a caso, un attimo dopo dirà: «Spero che Alonso stia bene, ho visto che è andato a sbattere... buon per me che ho aumentato il vantaggio in classifica. D’altra parte, avevo anche io perso dieci punti durante il Gp di Germania». Quindi eccolo preparare la stoccata: «Se, quando l’ho visto fermo, ho pensato che ci fosse della giustizia a questo mondo? No. Però so che dal box mi avevano detto di fare attenzione alla curva 6... c’erano un paio di rigagnoli lungo la pista e l’unico modo per non finire fuori era passarci con la macchina il più dritta possibile. È chiaro che Fernando ci è invece finito sopra male; penso che per evitare questi problemi devi mantenerti sempre calmo, non devi cercare di essere il migliore in quella curva o quello che la percorre più veloce». Insomma, il debuttante sta criticando un due volte campione del mondo.
D’altra parte, siamo ormai di fronte a un fenomeno unico nella storia della F1. Con ogni probabilità il primo ad averne preso coscienza, al di là delle dichiarazioni di circostanza, delle dediche alla famiglia, ai fan, a chi lo segue, alla squadra – puntualmente ripetute anche ieri – il primo ad esserne consapevole è proprio lo stesso Lewis. Non può essere altrimenti visto che, senza che nessuno gli abbia snocciolato simili paragoni o l’assist, cita Ayrton Senna e Alain Prost. Dice: «In gara ho pensato che stavo guidando sul bagnato e stavo per vincere... Mi sono venute in mente le imprese di Senna, di Prost... Ho sentito come se fossi ormai sulla strada per raggiungere risultati simili ai loro». Voto alle ambizioni del ragazzo?