Hamilton in pole: in Canada asfalta la Ferrari

nostro inviato a Montreal
Un anno fa, qui, la prima pole. Un anno fa, qui, la prima vittoria. Un anno dopo, qui, il primo, vero tentativo di allungo. Lewis-mi-va-sempre-tutto-bene-Hamilton ci prova, fa bene e fa paura. Soprattutto, si traveste da mago: perché tutti s’arrendono e sbagliano sull’asfalto sbricioloso dell’Île de Notredame, tranne lui. C’è infatti una curva infingarda, la dieci, il tornantino, dove tutti perdono e solo lui guadagna, dove il manto stradale diventa spiaggia delle Maldive e c’è chi s’insabbia e chi vola. Ovvero, solo lui. Risultato: rifila quasi un secondo alla Ferrari di Raikkonen e dice e ribadisce: «Ho guidato in tutto relax, mi pareva di essere a casa, l’auto era perfetta».
Una dichiarazione da far venire i nervi alle truppe di rosso vestite. Raikkonen, ad esempio, che incassa il distacco ma passa tutto il tempo a spiegare che non c’è mica quel divario fra le Ferrari e le McLaren-Mercedes. Il finlandese è terzo, dietro a quell’incredibile lungagnone polacco di Kubica. Kimi scatterà dalla seconda fila, lato pulito, se gli riesce il colpo, potrebbe anche beffare al via Kubica. Accanto si ritrova Alonso, amico ed estimatore, munito di macchina decisamente inferiore ma di uguale talento. Fatto sta, eccoli a braccetto i due potenziali futuri compagni di squadra o i due potenziali staffettisti pronti a passarsi il testimone rosso rampante. Si vedrà.
Quel che invece si vede subito è che l’inglesino leader del mondiale (tre punti sul finlandese) è in forma strepitosa, «qui ho una tifosa speciale, mia mamma Carmen, non viene mai alle gare, però è arrivata» e «voglio vincere per lei» è la frase sussurrata poco dopo. A guardare come va in pista c’è da credergli. Sul tema basta ascoltare Felipe Massa, sesto: «Non riuscivo a guidare la macchina, in frenata si scomponeva, alla curva dieci mi pareva di essere su una spiaggia d’asfalto. Francamente, non so come facesse Lewis a passare così veloce in quel punto, però è lì che noi perdevamo. Nei primi due settori eravamo i più veloci, e invece, arrivati alla dieci, perdevamo dai sei ai sette decimi». E ancora: «Alla fine, il vero giro buono era il primo, perché nell’intervallo, con le scope, i commissari pulivano i punti dove l’asfalto si sgretolava... È quasi meglio che in gara piova...».
Concetto più o meno identico per Raikkonen: «Qualificarsi su questa pista diventa una barzelletta. Avevo un’auto da pole e invece ho buttato via tutto alla curva dieci, sono andato un po’ dritto per la sabbia creata dall’asfalto che si sbriciolava a ogni passaggio. La gara sarà un incubo perché se la pista era così dopo due giri, figuriamoci dopo 70... E dire che il problema è noto agli organizzatori, eppure non cambia mai niente: vorrà dire che dovrò trovare io qualcuno che sistemi la pista...». L’appello è accolto in serata dai responsabili del circuito che decidono di riasfaltare i punti più delicati del tracciato. Ancora prima di saperlo Raikkonen lancia un messaggio al popolo ferrarista: «Questo secondo di distacco non è veritiero, credetemi. Posso ancora vincere e ci proverò, la macchina resta ottima».
Il problema è che ci sono altri due che hanno una gran voglia di vincere e uno di questi si ritrova sotto il sedere un vero missile. «Non so neppure io come mai la McLaren - spiega Hamilton - vada così forte, di certo, tra noi e la Ferrari non c’è assolutamente quel secondo di distacco che le abbiamo inferto oggi». L’altro che sente odore di vittoria, ma che l’animo contadino tiene con i piedi ben ancorati a terra, è Robert Kubica: «Ci proverò - dice - e sarebbe bello vincere qui un anno dopo quanto accaduto in quell’incidente (il terribile schianto in gara da cui uscì miracolosamente indenne, ndr)... Però su questa pista è facile fare errori: l’asfalto si sfalda e se sbagli di dieci centimetri la traiettoria sei contro il muro». Ne vedremo delle belle.