Hamilton punito: la F1 smaschera il gran bugiardo

nostro inviato a Sepang

«Falso», «fuorviante», «avete mentito» dicono i giudici. «No, non è vero» ribattono gli asserragliati della McLaren-Mercedes, ma la loro è una difesa che vacilla e fa acqua ben più dei monsoni di queste parti. Succede in Malesia, dove i motori s’accendono oggi, ma le carte bollate rombano da ieri. Da quando la Fia ha convocato e squalificato Lewis Hamilton, il campione del mondo. Per lui niente terzo posto in Australia e con lui svergognato il team, reo di aver mentito e fuorviato quanto il pilota. Perché le dichiarazioni rese dal ragazzo e dalla squadra davanti ai commissari di Melbourne, sono state «misleading», dice la sentenza, per l’appunto false e fuorvianti. Tanto è vero che la Fia lascia intendere che altre penalità potrebbero essere inflitte al campione (squalifiche di 1 o più Gp, o addirittura dal mondiale). Si vedrà.
Intanto, avanti così, con la formula reclamo, avanti con chi più ne ha e più ricorre, denuncia, s’appella e interroga. Basti pensare che il nuovo ordine d’arrivo del Gp d’Australia (Trulli e la Toyota sono di nuovo terzi, ndr) vede ai primi quattro posti tutti piloti con auto dotate del famoso diffusore furbetto. Ovvero, se il 14 aprile a Parigi la Fia dovesse dar ragione a Ferrari & C., come un tappo di bottiglia salterebbero via dalla classifica le due Brawn Gp e le due Toyota. Quanto ad Hamilton, alla sua ennesima bravata, stavolta l’unico dato positivo è che dopo cinque giorni ha vinto la verità cara a un pilota caro a tutti noi: Jarno Trulli. Perché a Melbourne il podio era dell’abruzzese poi penalizzato di 25 secondi per non aver restituito la posizione presa a Hamilton in regime di safety car; perché ha visto riconosciuta l’onestà della sua deposizione davanti ai tre giudici australiani richiamati qui dalla Fia per riesaminare un caso che aveva troppi se e troppi ma.
In estrema sintesi era infatti successo che Jarno, finito sull’erba dietro la safety car, era stato passato da Hamilton. «Nel dubbio - avevano dichiarato sia in tv che in un comunicato ufficiale l’inglese e il suo team - avevamo chiesto via radio al nostro pilota di cedere di nuovo la posizione a Trulli». Fatto sta, la versione di Jarno, una volta davanti ai commissari Fia, è sempre stata una soltanto: «Ho visto Hamilton frenare molto, ho compreso che aveva dei problemi per cui sono passato... in regime di safety car è consentito...». Lewis e il rappresentante del team, ai commissari hanno invece sempre detto «no, non lo abbiamo fatto passare». Come risultato, il povero Trulli era stato penalizzato.
Ma in Europa, si presume Max Mosley in persona, qualcuno ha notato la stranezza di quella versione se confrontata con le dichiarazioni rese a caldo in tv da Hamilton e nel comunicato suicida probabilmente redatto da un addetto stampa ignaro del casino che stava succedendo appena terminata la corsa. Risultato? I tre giudici australiani sono stati invitati in Malesia per riascoltare le parti in causa: «Considerate le nuove prove (appunto, le comunicazioni radio) – hanno scritto - si ritiene che Hamilton e la squadra inglese abbiano tenuto un comportamento pregiudizievole presentandoci prove deliberatamente fuorvianti e infrangendo l’articolo 151 del codice sportivo». Sì, proprio quello della condotta che deve sempre essere leale e sportiva, quello che costò alla McLaren, neppure due anni fa, la terribile condanna per l’imbarazzante vicenda della spy story.
Insomma, fatte le dovute proporzioni, ci risiamo. «Ma noi non avevamo capito» dirà il team boss Martin Whitmarsh, annunciando che comunque non farà appello. «Abbiamo erroneamente creduto che le comunicazioni radio fossero già state analizzate dalla Fia domenica sera a Melbourne, per questo non le abbiamo portate, secondo noi Hamilton rispetto al giro prima non ha fatto nulla di strano, per cui Trulli non doveva ripassarlo». Nessun commento, però, sul perché pilota e manager del team hanno entrambi detto ai giudici che no, loro Trulli non lo avevano fatto passare volutamente. Facendo di conto, le furbate di Hamilton con cui ha inguaiato se stesso e la squadra salgono a quattro. La prima: Monaco 2007, quando disse che il team aveva fatto gioco di squadra per aiutare il suo compagno Alonso e la McLaren finì sotto inchiesta. La seconda: Budapest 2007, quando accusò ancora Alonso di aver ritardato a partire dai box durante il rabbocco di benzina in qualifica e lo spagnolo e la squadra furono puniti. La terza: Giappone 2007 quando, dietro la safety car, rallentò sul bagnato provocando il tamponamento tra Vettel e Webber. Come dire, non proprio un verginello...