Hamilton spegne i motori Ferrari

Nella Formula crash trionfo McLaren e incubo per Raikkonen e Massa. In Australia arrivano solo in 7. <strong><a href="/a.pic1?ID=248643">L'euforia di Alonso</a></strong>: &quot;Che goduria superare la McLaren sotto il naso di Dennis&quot;

Melbourne - Poi, su tutto, a tradirli è stata la Rossa. Ma prima loro, loro i piloti, avevano messo vistoso impegno nel contribuire a confezionare e impacchettare la grande delusione ferrarista. Perché l’unica attenuante che si può dare all’errore di Felipe Massa in scalata dopo la partenza - macchina impazzita contro il muretto e prima visita al box - è che di solito, dopo simili figure, sa farsi perdonare con grandi gare. Perché l’unica attenuante nel giudicare il sorpasso senza freni di Raikkonen su Kovalainen - concluso poi nella sabbia -, è che Kimi sia stato tradito dal sacro fuoco della battaglia nazionalistica contro l’altro finlandese Kovalainen. Ciò nonostante, i piloti erano riusciti a sopravvivere ai propri errori. Nulla hanno invece potuto quando i motori rampanti hanno fatto puff (giro 31 Massa, giro 55 Raikkonen). Ecco perché gli uomini in rosso si sentono tutti colpevoli. Ecco perché, neppure un paio di ore dopo la fine di questo tormentato Gp, a Maranello erano già sui banchi due nuovi propulsori da rodare e inviare, nel caso, in Malesia.

HAMILTON CHAPEAU
Se c’è chi soffre, c’è chi ride, anzi, fa festa grande dopo mesi trascorsi a convivere con il marchio di team spione, scorretto, indagato, inquisito, ispezionato, umiliato. Il patron della McLaren, Ron Dennis, è passato dal dire, giovedì scorso, «ma che brutta sensazione la perquisizione subita presso casa mia, però ora voglio guardare al futuro», a esultare come ieri: «Ma la Ferrari tornerà presto, già in Malesia. Comunque credetemi, potevamo fare molto di più, potevamo persino centrare la doppietta». Come dargli torto: Lewis Hamilton ha dominato con la sicurezza del vecchio campione e dobbiamo farcene una ragione: sarà anche un perfettino, modino, bugiardino, ma è un fuoriclasse. Dirà: «Guidare quest’auto è un sogno e ho dominato dall’inizio alla fine, finalmente un trionfo che sento tutto mio».

L’HARAKIRI DI KOVALAINEN
Dirà invece un po’ meno Heikki Kovalainen, il nordico che ha preso il posto di Fernando Alonso: «Che peccato aver fatto quel pasticcio». La bischerata arriva all’ultimo giro: non appena terminato il sorpasso su Alonso che vale il quarto posto, Heikki si leva la pellicola anti-sporco dalla visiera e urta col gomito il limitatore dei giri. In pratica, è come se mettesse in folle la macchina. Alonso non se lo fa ripetere: lo beffa ed è quarto dietro all’ex compagno, ad Heidfeld e Rosberg.

DA 20 ANNI MAI COSÌ POCHI
La gara più disastrata degli ultimi anni (l’ultima ecatombe data 1986, Detroit, 6 al traguardo su 26 partenti) finirà così, con soli sette ragazzi sotto la bandiera. Finirà col dubbio che senza aiuti elettronici i giovani dell’acceleratore vacillino un poco. Soprattutto, finirà con Raikkonen ritirato a tre giri dalla fine e comunque ottavo, ma solo per grazia ricevuta da - ebbene sì - proprio lui: Rubens Barrichello. Gara davvero barrichelliana quella del brasilero, per cui bella e sfortunata: quando Rubens comincerà a vedere il podio all’orizzonte, ecco infatti l’ennesima safety car (saranno tre in tutto), ecco il pit stop, ecco due meccanici travolti, ecco una penalità per aver rifornito in regime di safety car (vietato), eccolo costretto a scontarla rientrando in pit lane, eccolo uscire a missile ignorando il semaforo rosso, eccolo squalificato a fine Gp.

Quanto agli altri ritiri quasi non si contano: quello di Glock su Toyota finito con le gomme sull’erba e sparato come un proiettile; i botti d’inizio gp tra Vettel e l’incolpevole Fisichella. E poi? Poi, purtroppo, quelli di cui si diceva, quelli dei nostri eroi: Felipe e Kimi. Di pasticci ne avranno anche combinati, ma il colpo di grazia gliel’ha proprio dato mamma Ferrari.