Hamilton allo sponsor: «Non faccio il buffone»

Costretto a calarsi su un palco da tre metri di altezza

dal nostro inviato a Istanbul

Lewis Hamilton ha capito che non era Gran premio quando, giovedì, qualche genio del marketing l’ha preso per mano, gli ha indicato un teatro cittadino e l’ha accompagnato nel dietro le quinte del musical «Troia». «Aspetta qui un attimo», pare gli abbia detto. Il poveretto, un respiro dopo, si trovava cinturato e agganciato a una carrucola a tre metri d’altezza mentre, nei panni di Apollo, qualche altro genio lo calava sul palcoscenico.
Lewis ha capito in quel momento che, oggi, solo un’impresa avrebbe potuto ripagarlo per i troppi patimenti del week end. La riprova ieri, quando il compagno che doveva fargli da gregario, Heikki Kovalainen, dopo aver visto la morte in faccia a Barcellona, ha persino avuto l’ardire di piazzarsi davanti a lui in qualifica. Prima fila,«la mia miglior posizione da quando corro, per di più dopo essere sopravvissuto a quell’incidente» ha rincarato la dose il finnico.
Con i nervi a mille, Lewis è così sbottato: «Io ho sbagliato la scelta delle gomme dure, però non posso fare tutto da solo, ho bisogno di una squadra che sappia decidere e in fretta... Ora scusate, devo andare in bagno».
Benché non sprizzi simpatia, Hamilton va capito. Il volo di Troia l’ha provato. I testimoni narrano di averlo visto terrorizzato a tal punto da inciampare appena atterrato. Sarà per questo che ieri, dopo la qualifica, ha frettolosamente detto altre due cose sulla gara («ormai siamo molto vicini alle Ferrari, ma sarà dura vincere»), ed è tornato a parlare dell’epica comparsata: «Ho guardato le foto: è stata una cosa ridicola. Una delle peggiori che abbia mai visto e fatto». Quindi ha puntato il motorhome McLaren neanche fosse la terra promessa, ma la solita mano l’ha fermato. E il solito genio del marketing gli ha indicato un ciccione vestito come un pilota: «Lewis, quel tipo è un tifoso che ha vinto il premio dello sponsor. Devi portarlo a fare un giro di pista».