Hammamet, brindisi socialista ai guai di Tonino Il popolo del garofano in crociera per ricordare Craxi a nove anni dalla scomparsa. Sulla nave si festeggia così: «Alla faccia di Veltroni e Di Pietro. Finalmente gli italiani scoprono la verità». In tre

Hammamet «Nessuno mi può giudicare nemmeno tuuu!» attacca a pieni polmoni e calda voce baritonale Nino, chansonnier di bordo. Dalla pista illuminata e dai tavolini in penombra si leva gioioso e liberatorio il coro socialista, «la verità ti fa male lo soo! La verità ti fa male lo so!». Sono le 2 del mattino di ieri, salone dell'Eurostar Salerno in navigazione per la Tunisia, molti dei crociati/croceristi si son già ritirati in cabina ma i più resistono a far festa. La musica è grande evocatrice, assai più dei biscottini di Proust, Nino ci sa fare con la tastiera e il karaoke, e certamente è tutto casuale: ma come fai a non pensare alla strana coppia rimasta padrona della sinistra nostrana e non scoppiare a ridere, quando canta «lui è il gatto io la volpe, siamo in società: di noi ti puoi fidar»? Roberto Giuliano, ex segretario Cgil degli edili laziali, si scatena nel twist come avesse vent’anni di meno.
È partita la nave della memoria, sette giorni in Tunisia «per non dimenticare» organizzati dall'associazione Garofano rosso. L'apice della commozione lunedì nel cimitero cristiano di Hammamet, a commemorare il nono anniversario della scomparsa di Bettino Craxi. Quello del divertimento è invece diluito negli altri giorni di allegra vacanza, tra escursioni, dune a dorso di cammello, night e casinò. Questa nave che fa rotta tra Civitavecchia e Tunisi non è tra le più nuove, ma col freddo che fa, l'assenza della piscina non pesa affatto. In compenso, prima di sbarcare a La Goulette nel pomeriggio, il commissario di bordo ha offerto da bere alla comitiva. E indovinate a chi han brindato? Con gran soddisfazione e senza far nomi: «Alla faccia di chi ci vuol male!».
Stan fischiando le orecchie a Veltroni e Di Pietro probabilmente, da quel «la verità ti fa male, lo so». Sono una cinquantina i partecipanti alla crociata/crociera, altri duecento con meno tempo a disposizione li raggiungeranno domani con un volo charter. Vengono un po' da tutta Italia, anche da Trieste e dalla Calabria. Anziani e reduci, i 300 di Pisacane? Ci sono anche giovani che si son portati dietro i figli piccoli, e non è escluso che fra gli altri pochi giovani, ma anche tra qualche anziano, prima che finisca la vacanza/pellegrinaggio non ci scappi qualche storia, perché i più si sono conosciuti all'imbarco, come Love Boat. Peppino, prof di matematica in pensione e ora scrittore di gialli, sorride triste: «Lei non può capire quanto noi si stia godendo adesso». Insiste. «Sa che vuol dire? Anni ed anni ad esser trattati come ladri, disonorati come se fossimo noi la vergogna della sinistra e dell'Italia. Ed ora finalmente, eccoli lì, Veltroni e Di Pietro, i campioni del giustizialismo e del moralismo a senso unico! Ci sono voluti 15 anni, ma finalmente gli italiani stanno scoprendo la verità».
Guida politica del gruppo è Donato Robilotta, ora consigliere regionale col Pdl del Lazio. Se e che cosa augura a Veltroni? «A Veltroni c’è poco da augurare», risponde, «gli sta già arrivando. Legando il Pd a Di Pietro, ha portato il suo partito all'implosione, ormai a tenerlo in piedi è solo Berlusconi». E a Di Pietro? Robilotta sorride: «Che si guardi allo specchio, da solo e in sincerità, ripensando a quanto ha fatto. Anche se un po' di quel carcere che ha fatto patire a tanti socialisti, non gli farebbe male. Non dico tanto, ma un paio di giorni...».
E poi c’è Antonio Febbraro, viterbese, 79 anni, tessera socialista dal 1946, quando aveva 16 anni, sino al tragico 1994. Ha portato con sé la bandiera della sezione di San Martino al Cimino, ricamata nel 1948 col simbolo antico e glorioso, la falce e martello, il sol dell'avvenire e il libro del riscatto sociale: l'unica cosa che gli è rimasta di una vita appassionata e civile. Antonio non li dimostra, gli anni che ha: si vede che fare il marmista, picchiare col ferro sulla pietra, conserva e protegge. Racconta, «e tu non sai quanto ho pianto quando lo hanno ammazzato. Ma ora sono rimasti orfani pure loro, e tocca a loro piangere». Antonio non ha danzato sulla nave, non ha nemmeno riso quando gli altri gioivano alle canzoni allusive delle disgrazie che ora piovono sui «carnefici» del socialismo. Ci sente poco, Antonio, dunque sta coi suoi pensieri. È venuto da solo, «la moglie e i figli non capirebbero», spiega. «Ho letto sul giornale di questa cosa, e mi sono detto: è ora che vada a trovarlo». E a sera, mentre gli altri disfacevano le valigie nel grande albergo di Hammamet Jasmine già guardando ai due casinò due che brillano invitanti lì vicino, ha preso la sua vecchia e gloriosa bandiera socialista e s'è incamminato tutto solo verso il piccolo cimitero sotto le mura della Medina. Il sole stava tramontando, il mare muggiva, le tamerici sussurravano al vento. Antonio s'è avvolto nella sua bandiera rossa, s'è chinato a baciare la tomba bianca, ed ha pianto.