Hammamet, Cossiga, Craxi e il commiato dei leoni

Francesco Cossiga con Piero Testoni, La passione e la politica, Rizzoli 2000, pagg. 417, lire 35mila.
Pag. 160: «Mi accolse la moglie, mentre Bettino era poco distante su una sedia a rotelle, attonito e commosso. Ci abbracciammo per qualche secondo in silenzio o quasi. Gli dissi: “Ciao”, mi sussurrò con un singhiozzo il suo “Grazie”. Subito mi accorsi di quanto fosse provato, nel corpo soprattutto. Ma era così visibilmente contento di vedermi che la reazione fu immediata ed evidente. Mi portò di fronte a un camino acceso in questa grande casa, grande ma non certo lussuosa».
Pag. 163: «Stavo per lasciare la sua casa e lasciare Hammamet. Bettino chiamò il suo fido Nicola, l’autista che l’aveva accompagnato per anni in Italia e che ora gli faceva da assistente e da infermiere, per congedarsi. Riprendeva in quell’istante i modi spicci che hanno certe persone in fondo timide, per accomiatarsi. Evidentemente aveva scelto una uscita di scena senza cerimonie e inutili commozioni. “Io vi saluto”, aggiunse mentre Nicola spingeva la sua carrozzella fino a scomparire dalla nostra vista. Poi accade qualcosa. Passati pochi istanti mi fece chiamare. Io mi alzai e lo raggiunsi in una stanza dove si era rifugiato. Mi abbracciò e pianse. Poi mi volle guardare negli occhi e disse: “Tu sai, vero, che questa è l’ultima volta che ci vediamo? Ecco, volevo salutarti, da solo”».