Hanks e la «discendente di Cristo» affossano il film

Talora cattivo romanzo dà buon film. Dal «Codice da Vinci» di Dan Brown (Mondadori) Akiva Goldsman ha però tratto una sceneggiatura troppo fedele, perché il film di Ron Howard migliorasse rispetto al romanzo. È il problema di chi adatta libri troppo noti. E poi qui c’erano già da limare punte polemiche inadatte a un’opera tanto costosa, che tanto di più deve incassare. Inoltre quella di Dan Brown era già sostanzialmente una novelization, un romanzo-sceneggiatura.
Poteva salvare la situazione la regia di Ron Howard? No, perché lui è un miracolato dalla sorte, incline a film prolissi come «A Beautiful Mind» e «Cinderella Man». Si sapeva che ignorava il senso del ritmo; ora si sa che ignora anche il senso del ridicolo. Ecco perché il Festival di Cannes ha aperto con un passo falso. Necessario? Ragioni di mercato premevano per un rilancio popolare della rassegna: la palma d’oro dell’anno scorso, «L’enfant» dei Dardenne, ha fatto vendere meno di quattrocentomila biglietti in Francia (contro i quasi due milioni e mezzo di «Fahrenheit 9/11» di Michael Moore, palma d’oro del 2004) e il cinema può permettersi di fare arte solo se rende.
Nel «Codice» non c’è nessuna ambizione artistica, ma non ci sarà nemmeno stroncatura capace di dissuadere un pubblico incline a gettarsi a capofitto in queste due ore e mezzo di fanta-religione. Poi forse partirà il tam-tam di chi avrà preso il bidone: ma, per allora, la Sony - che distribuisce «Il codice» - avrà salvato il salvabile.
Le reazioni del pubblico saranno del resto meno irritate di quelle della stampa, perché il pubblico si illude meno. Ma anche lo spettatore coglierà l’umorismo involontario nello sguardo languido di Tom Hanks rivolto a Audrey Tautou, quando le dice: «Discendi da Gesù e Maddalena». Già Hanks, che declino! Non recita mai convinto del suo personaggio. E poi basta l’inizio per aver voglia d’uscire, quasi uguale a quello del romanzo e del film: un morente (Jean-Paul Marielle) che si spoglia nudo, divarica braccia e gambe (il sesso è cancellato con un gioco di luci), leonardescamente, e spira dopo aver scritto col sangue teoremi ed enigmi per una persona che non ha mai incontrato (il professore di simbologia interpretato da Hanks) e una pudibonda nipote (la Tautou) con la quale non parlava da anni. Il tiratissimo - per lifting - Jean Reno interpreta il poliziotto che, cattivo all’inizio, si rivelerà tale perché era stato manipolato dal vescovo (Alfredo Molina) di un’Opus Dei che si serve di un monaco sicario (Paul Bettany) per impedire che il cristianesimo, sotto il peso della menzogna originaria sulla quale è stato costruito, crolli. Ma quel punto sarete già crollati voi. Non di sdegno: di noia.