«Hanno armi chimiche per colpire Israele»

Pronti nuovi missili capaci di raggiungere l’Europa. E gli arsenali nascondono gas nervini e barche kamikaze

Oltre mezzo milione di soldati, missili, flotte di barchini kamikaze ed armi chimiche non fanno dormire sonni tranquilli ai generali americani, senza contare le possibilità futuro nel campo nucleare. Lo ricorda un dettagliato rapporto per il Congresso americano di fine settembre. Fra esercito regolare e i reparti khomeinisti dei Guardiani della rivoluzione, l’Iran può schierare 550mila uomini.
Le armi più minacciose del regime degli ayatollah sono i missili, che gli specialisti iraniani stanno sviluppando di continuo grazie a tecnologia ed esperienza spesso importata da paesi come la Corea del Nord. Il Shahab 3 è un missile con 1280 chilometri di gittata che gli iraniani hanno sviluppato fin dal 1998. Due anni fa una serie di test ha dato via libera alla produzione di questo vettore, che può colpire Israele. Non a caso diversi missili sono stati consegnati ai Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione. Il 14 settembre il Wall Street Journal scriveva che i servizi americani sono convinti del progetto iraniano di dotare gli Shabab 3 con testate nucleari. Lo scorso anno gli iraniani hanno annunciato di aver allungato la gittata dei loro missili a 1900 chilometri con il nuovo vettore Shabab 4 e di essere in grado di iniziare «una produzione di massa». Il nuovo missile a lunga gittata può arrivare fino all’Europa meridionale e colpire le basi americane in Turchia.
Inoltre, ingegneri iraniani in collaborazione con specialisti nord coreani starebbero progettando un missile che raggiungerebbe obiettivi a 2400 chilometri di distanza. Lo scorso febbraio i servizi americani hanno informato il Congresso che l’Iran potrebbe essere capace di sviluppare testate balistiche intercontinentali entro il 2015.
Il rapporto contiene anche un capitolo sulle armi chimiche degli arsenali iraniani ed i programmi biologici. La Cia denuncia che Teheran «è in possesso di un’infrastruttura di produzione di armi chimiche autosufficiente e potrebbe aver già immagazzinato agenti vescicanti, soffocanti e nervini, oltre a bombe e granate per lanciarli». Gli ayatollah avrebbero messo in piedi anche un programma per lo sviluppo di armi biologiche.
La preoccupazione più concreta ed immediata dei generali americani impegnati nel vicino Iraq riguarda, invece, le armi convenzionali che gli iraniani dispiegano sul mare. Il vice ammiraglio Lowell Jacoby, capo della Defense intelligence agency, ha rivelato che la marina iraniana ha rafforzato la possibilità di bloccare lo strategico stretto di Hormuz, all’imbocco del Golfo Persico con nuove torpedo acquistate dalla Corea del Nord e armate con missili anti nave di produzione interna. I russi stanno trattando per migliorare tre sottomarini iraniani della classe Kilo con missili anti nave da 193 chilometri. Non solo: i Pasdaran hanno a disposizione una quarantina di barchini svedesi, che in caso estremo verrebbero utilizzati in azioni kamikaze.