«Hanno bocciato nostro figlio di nascosto»

MilanoSe lo studente è maggiorenne, la scuola non è obbligata ad avvisare la famiglia dei suoi problemi di rendimento, anche nel caso che batta ostinatamente la fiacca. E quindi lo studente può venire bocciato - nel caso che lo meriti - anche se la botta coglie alla sprovvista i genitori. Lo ha stabilito il Tar della Lombardia, respingendo il ricorso presentato da uno studente di un istituto tecnico di Gallarate, in provincia di Varese, che nel giugno scorso si era visto bocciare al termine del quarto anno. Davanti al duro verdetto dei tabelloni, il ragazzo aveva deciso di presentare ricorso, sostenendo che la scuola si era ben guardata, come sarebbe stato suo dovere, di informare i genitori delle difficoltà che stava incontrando nel seguire il programma, e così aveva impedito alla famiglia di correre per tempo ai ripari.
Nel ricorso non si spiega come mai, nel corso di un intero anno, i genitori non abbiano ritenuto di prendere contatto con i docenti per informarsi sull’andamento scolastico del figlio, nonostante almeno una volta una comunicazione dall’istituto avesse cercato di segnalare la situazione. Troppo poco, afferma la famiglia. E chiede di annullare la bocciatura.
Ma i giudici della terza sezione del Tar lombardo danno loro torto. Scrivono i magistrati: «La necessità di effettuazione delle comunicazioni scuola - famiglia ha come presupposto la minore età dell’alunno e la conseguente necessità di tenere costantemente informati, circa il rendimento scolastico, i soggetti che su di lui esercitano la potestà genitoriale, di modo che essi possano intervenire per tempo e assumere iniziative positive per risolvere la situazione di difficoltà scolastica del proprio figlio».
«Nel caso concreto, il ricorrente è divenuto maggiorenne in data 26 dicembre 2010. Si deve pertanto presumere che da quel momento egli fosse pienamente in grado di comprendere le conseguenze che avrebbero potuto derivare dagli scarsi risultati conseguiti in ambito scolastico; e di stimolare, se ritenuto necessario, un confronto in proposito con i propri genitori per consentire loro di attivarsi ed assumere gli interventi necessari».
Invece il ragazzo non ha fatto niente di tutto questo. «Per questa ragione nessuna censura può essere mossa alla scuola la quale, dopo il compimento della maggiore età da parte dell’alunno, riferisce di aver interloquito direttamente con quest’ultimo e non più con la sua famiglia. Lo studente, certamente consapevole del suo andamento scolastico, aveva, quindi, tutti gli elementi per calibrare adeguatamente il proprio impegno e la propria preparazione. Risulta peraltro in atti una dichiarazione proveniente dalla madre del ricorrente, datata 19 febbraio 2011, ove la stessa afferma di aver preso visione “...della comunicazione relativa al rendimento scolastico del proprio figlio e delle attività di recupero”; sicché nemmeno può dirsi che la comunicazione scuola famiglia sia del tutto mancata».