«Hanno bruciato spazzatura» Sigilli a 7 camini del petrolchimico

Le ciminiere del petrolchimico usate per bruciare abusivamente rifiuti. è l’ipotesi su cui indaga la Procura della Repubblica di Brindisi e che ha portato ieri al sequestro di sette «torce», due della Basell Chimica e due della Polimeri Europa. Secondo gli inquirenti, i grandi camini che campeggiano nel polo petrolchimico di Brindisi non venivano accesi solo in casi eccezionali e per motivi di emergenza come dovrebbe essere, ma innumerevoli volte, probabilmente per smaltire rifiuti gassosi in atmosfera. Quattro persone, dirigenti e responsabili della due aziende, sono indagate.
Secondo la procura, per ogni accensione sarebbero state immesse nell’ambiente tonnellate di sostanze chimiche nocive del tipo Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa).
Il sequestro è stato disposto dal gip Paola Liaci, che ha condiviso le motivazioni del pm Antonio Negro. Per la particolare natura dei processi industriali coinvolti e delle modalità di spegnimento degli impianti interessati dal sequestro, inoltre, sono stati accordati alle aziende 20 giorni per l’esecuzione del provvedimento di sequestro.
Se i due colossi della chimica applicheranno misure idonee ad evitare l’immissione in atmosfera delle sostanze pericolose, la magistratura potrà restituire alle aziende le torce. Una scelta adottata dalla Procura di Brindisi - ha sottolineato il procuratore Marco Dinapoli - tenendo conto delle ripercussioni sia sociali sia economiche che il fermo può rappresentare.
L’inchiesta fu avviata dopo molte richieste di intervento (anche quello del presidente della Provincia, Michele Errico) e dopo che decine di militari della guardia di finanza che stavano facendo una esercitazione in un poligono a poca distanza da alcune di quelle torce, furono colti da malore dopo essere stati investiti da una nube gassosa.
Nel corso delle indagini la Digos ha utilizzato telecamere per rilevare il numero di accensioni delle torce che, in sei mesi, sarebbero state centinaia. Sono tre le accuse rivolte ai quattro responsabili delle due società: getto di rifiuti (nel caso specifico di rifiuti gassosi), emissione in atmosfera senza autorizzazioni ed emissioni di sostanze pericolose. Le società interessate nel corso di questi mesi si sono sempre difese affermando che le torce vengono accese secondo le regole solo in casi di eccezionalità e per motivi di sicurezza.