«Hanno fatto bene, la misura era colma»

Massimo Malpica

«Ahò, l’hai visto il sangue lì a terra? Ben gli sta, ce voleva proprio». La durezza della frase contrasta con la voce e con l’aspetto di chi la pronuncia. Una bambina, appena uscita da scuola, cartella in spalla e guance rosa, che sorride appoggiata alla balaustra del terrazzo di quella che, fino a due giorni fa, era la «Birreria dei portici», il ritrovo dei romeni nel popolare quartiere del Trullo, periferia più implosiva che inclusiva. Qui due sere fa una ventina di ragazzi hanno fatto irruzione armati di spranghe e col viso coperto, pestando quattro sfortunati avventori per poi devastare e incendiare il locale. Forse una vendetta per l’arresto di tre ragazzi tra i 22 e i 26 anni, finiti in manette perché, la sera prima, avevano risolto a pistolettate una lite per una banale doppia fila, spedendo in ospedale tre romeni. Forse, come sostengono un po’ tutti a mezza voce, una reazione ai comportamenti aggressivi di quella comunità straniera, divenuta in pochi anni ingombrante in un quartiere dove con cinesi, pachistani ed egiziani le relazioni erano sempre state impeccabili.
Fatto sta che il giorno dopo il blitz, di fronte ai resti ancora fumanti del baretto, c’è una processione alternata di facce tristi e meno tristi. Le prime, manco a dirlo, sono quelle dei tantissimi romeni che sono sbarcati al Trullo negli ultimi anni. Le seconde, invece, quelle degli abitanti del quartiere, che appoggiano più o meno esplicitamente, e comunque quasi mai condannano, l’esplosione di violenza di lunedì sera. Tra i primi, ecco il racconto di Maurizio, arrivato qui da Bucarest «due anni e otto mesi fa». Lui stava dietro al bancone del bar, per conto del proprietario italiano. Ed era qui anche l’altra sera. «Li ho sentiti arrivare: urlavano - non slogan, proprio grida - avvicinandosi qui», racconta indicando l’ingresso annerito del caffé. Quanti erano, però, non lo sa. «Ho capito che stava accadendo qualcosa, sono saltato fuori e ho cominciato a correre. A correre - precisa - ad altissima velocità».
Nel rogo è andato in fumo il sogno dell’integrazione tra italiani e stranieri, che qui sembrava funzionare. «Mai stati problemi, prima», si stringe nelle spalle Maurizio, che poi corregge il tiro: «Forse solo qualcuno, piccolo». I residenti della zona non la pensano così. Parlano di furti, di violenze, di intimidazioni. C’è Generoso che racconta di un comportamento strafottente, arrogante dei romeni. «Sempre ubriachi fino a notte fonda, sempre a litigare. Era chiaro che sarebbe successo qualcosa, e anzi, questo è ancora poco». Lui, che pure è disoccupato, se la prende con una presunta passività delle forze dell’ordine. «Qualcuno - spiega - è come Maurizio, sgobba dalla mattina per guadagnarsi il pane. Ma tanti bivaccavano qui dall’alba al tramonto: come campavano? E mai un controllo di polizia o carabinieri, invece zelanti con noi italiani». Ma guai a parlare di discriminazione. Un commerciante della zona taglia corto: «Pregiudizi? Intolleranza? Questo non è un quartiere razzista e non lo è mai stato. Io dico solo che sei anni fa i romeni sono arrivati qui al volante delle Fiat Ritmo. E ora scorrazzano in Bmw. Qualcosa vorrà dire, no?». Qualcuno a mezza voce ricorda il recente indulto. «C’è gente che è tornata qui nel quartiere e ha trovato i romeni che facevano i padroni. Evidentemente non ha gradito». E i responsabili? Se il comportamento degli stranieri è considerato «esasperante e intollerabile» da tanti, come qualificare chi organizza e porta a termine una spedizione punitiva? «C’è tentata strage, tentato omicidio, c’è quello che vi pare e ne risponderanno loro. Ma se devo dire come la penso, per me hanno fatto bene», afferma Simone, 18 anni. Non è il solo a pensarla così: «Quel bar ora non riaprirà - interviene il suo amico Jimmy - e questa è una buona notizia, al di là di tutto».