«Hanno fatto una figuraccia enorme»

Roma«Hanno fatto una figuraccia enorme». La sinistra, i giornali. Tutti coloro che lo hanno attaccato «senza avere alcun rapporto con la realtà». Silvio Berlusconi ne è convinto. E nel giorno in cui l’Unione europea valuta in maniera positiva la decisione del governo di uniformare l’aliquota Iva a tutte le tv satellitari, come d’altronde richiesto, il Cavaliere sorride, si sbraccia per spiegare anche a gesti la bontà della sua linea. «Allora, avete visto? Che cosa vi avevo detto?», commenta all’ora di pranzo, prima di imboccare il portone di Palazzo Grazioli.
«Mi hanno trattato come se il presidente del Consiglio si scagliasse contro un concorrente di Mediaset», aggiunge, convinto del contrario. «Se avessi voluto fare i suoi interessi - sottolinea, riferendosi proprio a Mediaset - sarebbe stato il caso di lasciare tutte le aliquote al 10%, diminuendole e favorendola». Anche per questo non digerisce le critiche rivoltegli da alcuni organi di stampa. «I titoli sono stati: “Berlusconi contro Sky”», premette, per poi chiedere ai cronisti: «Vi sembra possibile che un imprenditore e un uomo di Stato possa fare una cosa del genere?». Ecco la risposta: «Probabilmente, questi signori ragionano con la loro testa e pensano che io faccia quanto avrebbero fatto loro al mio posto». E ancora: «Non si può sempre attaccare il premier, che è presidente di tutti gli italiani, un’istituzione che deve governare il Paese, approfittando in questo modo di ogni cosa, senza alcun rapporto con la realtà».
Lui dunque non ci sta. E più volte, nel corso della giornata, replica alle accuse piovutegli addosso negli ultimi giorni. Non a caso, a margine di una visita al Polo tecnologico delle Poste italiane, ribadisce: l’intervento del governo per equiparare l’imposta sul valore aggiunto «è un provvedimento che non conoscevo assolutamente, perché apparteneva al lavoro del ministro delle Finanze. In più, dovuta, per una precisa disposizione dell’Unione europea». Invece, rimarca il Cavaliere, «attaccano me». Mentre «io penso sia stato giusto quello che ho fatto e manifestato su questo argomento». Senza dimenticare che «non c’è alcun conflitto di interessi». Insomma, «si tratta di una figuraccia enorme della sinistra e credo gli italiani potranno trarre un giudizio definitivo su questi signori».
Archiviato, almeno per il momento, il caso Sky, Berlusconi elogia poi l’efficienza delle Poste italiane, «azienda che può fare molto per il Paese» sul fronte dell’ammodernamento della pubblica amministrazione. «Sono rimasto ammirato e affascinato da ciò che mi è stato presentato», riferisce al termine della visita alla struttura che sorge all’Eur. In passato, ricorda, «la figura del postino era la finestra e il collegamento con il mondo», ma a un certo punto «eravamo arrivati a considerare le Poste un pachiderma, dove si spendevano soldi e la gestione era clientelare». «Poi, però, è successo il miracolo - aggiunge, seduto in sala tra l’ad Massimo Sarmi e il presidente Giovanni Ialongo -. E siete riusciti a trasformare un’azienda da pensionare, che era una palla al piede, in una di eccellenza».
È quindi una visita «particolarmente lieta», per Berlusconi, quella di ieri mattina alle Poste, «in contrasto con molte altre situazioni in cui mi confronto con realtà dolorose e pessimiste». Un’occasione che gli permette pure di lanciare una proposta che fa già discutere, in vista del G8 del prossimo anno (oggi avverrà la presentazione del logo ufficiale al Museo delle Terme di Diocleziano). Ovvero, «regolamentare in maniera uniforme anche Internet, oltre ai mercati finanziari». Una questione che potrà venire affrontata nel 2009, nell’agenda della presidenza italiana «perché occorre una trasparenza internazionale delle nuove tecnologie, futuro del mondo».
Nel pomeriggio, inoltre, via libera del premier alla nuova direttiva sulla gestione delle emergenze. Mentre in serata Berlusconi si è diretto a Villa Taverna, sede della residenza dell’ambasciatore Usa in Italia, Ronald J. Spogli, dove ha partecipato al ricevimento organizzato dal diplomatico americano.