"Hanno portato con l’elicottero e lo yacht quelli della Regione. Si sentivano jet set"

Ecco i passaggi salienti della corposa ordinanza di custodia cautelare (836 pagine) emessa dal gip di Velletri, Roberto Nespeca, nei confronti di Antonio e Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest.

La «piaga» delle truffe
«Con riferimento all’adeguatezza delle prestazioni erogate gli esiti dell’attività di indagine hanno permesso di rilevare una truffa di ampie proporzioni essendo emersa la mancata effettuazione dei trattamenti riabilitativi secondo gli standard previsti dalle linee guida del Ministero(...). Le prestazioni erogate sia nel reparto di Day hospital che in Lungodegenza, non rispondono ai criteri qualitativi e quantitativi previsti dalla normativa in materia(...). Da un numero tutt’altro che esiguo di cartelle, oltre a essere inferiori di un’ora i trattamenti sui pazienti, risulta che questi erano affetti da piaghe da decubito».
Pagina 124. I Nas hanno appena sequestrato le cartelle. La segretaria Chiara e il direttore operativo Claudio Ciccarelli: «’Sta storia te rende nervoso». «Chiaro che me rende nervoso, perché può darsi che qualche cartella non sia a posto, anzi ne sono convinto io, quante volte ce lo siamo detti (...) forse qualche paziente non era in riabilitazione». In altre intercettazioni, spiega il gip, si fa riferimento a «patologie finte» sulla base di impegnative «che fanno ridere».

Marrazzo e l’assessore molesto
Il gip non ha dubbi: «Il San Raffaele gode di un regime di particolare favore» nella Regione Lazio dove «il sodalizio criminoso arriva fin dentro gli uffici (...). I rappresentanti della Tosinvest partecipano alla formazione dei processi decisionali per perseguire l’obiettivo della crescita e del profitto (...) con riferimento alla disposizione inserita nella delibera regionale che consente di consolidare il volume del fatturato». Antonio Angelucci racconta così, al telefono, l’esito dell’incontro col presidente della Regione: «Queste cose tiettele per te. Allora, mi ha detto questo Piero (Marrazzo): guarda Tonino io sto a questo punto, so com’è la situazione, so che state preparando quello che state preparando (la protesta stampa contro l’assessore Battaglia), avete ragione, che vi devo dire. Allora lui sarebbe disposto, come diceva Leonello (Cosentino, ex assessore Sanità) a fare un tavolo e incontrarci. Dice, mettiamo sul tavolo tutto e facciamo un protocollo valido fino al 2010. In effetti è quello che volevamo noi (...). Sostanzialmente, poi, mi ha detto questo... Il Pd, siccome Casentino è andato per conto di Zingaretti e rappresenta il Pd, cioè io a ’sto punto me muovo a 360 gradi e non me ne frega niente». Poi alla moglie, Antonio Angelucci dice: «Ho fatto un grosso lavoro, perché finalmente ho dato... È venuto il presidente (Marrazzo), ho fatto quello che volevo io d’accordo con Leonello Casentino, levano la delega a quel deficiente dell’assessore, mercoledì». L’assessore in questione è Augusto Battaglia che, attaccato dal quotidiano Libero, secondo il gip chiede conto direttamente ad Angelucci per uno stop: «Volevo capì se merito sto trattamento da Libero». A: «Che te sta facendo?». B: «Libero, anche il Pd molla Battaglia dopo l’ultimatum di Prodi, scaricato dal Pd, l’assessore alla sanità ha perso l’appoggio di Zingaretti. Antonio non ti ho rotto le palle prima...». A: «Ma no, me potevi chiamà» (...). B: «Eh lo so, eh eh, il giornale mica è il mio eh eh». A: «Ho capito, ma non è che io vado a dì...». B: «Se è guerra io so chi mi fa la guerra». A: «Augu’, non lo dire manco per scherzo». B: «Come tu vedi che, eh, tu ormai me conosci». A: «T’ho dato una mano». Segue una rassicurazione di Angelucci senior, che manderà un vicedirettore per chiarire la vicenda.

Il premio... in elicottero
In una telefonata intercettata si fa riferimento a viaggi premio per funzionari regionali. «Del resto, professo’, Angelucci sul suo yacht munito di elicottero... i figli (Angelucci) voglio dì, hanno portato tutta questa estate alle Eolie... sono andati a fare il giro... gratis... con l’elicotero... tutti i funzionari della Regione Lazio... si sono sentiti tutti del jet set... e adesso vanno tutti nel gezzemani...».

Tribuna d’onore. E di veleni
Il gip è assolutamente sicuro: i biglietti-omaggio dello stadio per le partite della Roma e della Lazio sono per Angelucci junior «strumenti di lavoro» e «per questo non vanno sprecati» per gente del gruppo. Devono essere destinati a dirigenti di vari ministeri e della Regione Lazio, come avvenuto nel derby. Dice Giampaolo: «Scusate eh, ma i biglietti io mica li compro per darli ai direttori d’azienda, eh!».

Pure Feltri intercettato
Nella foga di intercettare tutti e tutto, tra le persone ascoltate al telefono dalla procura di Velletri ci finisce anche Vittorio Feltri, direttore di Libero. Almeno un paio le conversazioni citate dal gip. A Feltri, nelle carte, si contesta addirittura la solidarietà espressa all’editore all’indomani del suo precedente arresto avvenuto nel giugno 2006.

L’Unità sì o no?
La procura approfitta delle perplessità del cdr del quotidiano L’Unità circa l’acquisizione da parte degli Angelucci (che non ne vogliono sapere dell’idea del comitato di «saggi» tra la redazione e la direzione) per insistere sulle pressioni mediatiche del gruppo. Il gip riporta una telefonata tra padre e figlio. Giampaolo: «Ho letto l’Ansa che questi dell’Unità hanno fatto, non mi piace per niente». Antonino: «È quello che ha detto coso, lasciali perdere». G: «No, io oggi vedo la Marcucci...». A: «Sì ma non gli parlare di questo, mi ha detto Ugo a me questo (...) è quello che gli ha detto il “secco”, per capirsi, hai capito?». Il padre dice al figlio di tergiversare, di non rispondere. «Non dici né sì né no, chiudi l’operazione poi dici che cazzo vuoi». Ma Giampaolo insiste: «Papà, hanno interesse a blindarti il giornale nel senso che tu stai lì, paghi e loro decidono nel comitato dei garanti». A: «Ma che dici, che te dice la testa. Mo’ nomino il direttore immediatamente capito, tu chiudi la dirigenza quando devi chiuderla». La discussione prosegue animata. «Che ponno dì, che oggi il giornale esce che attacca, che ne so, faccio un nome a caso, che devo dì D’Alema e no, non è così, non deve attacca’ D’Alema e... vai dal direttore che cazzo vuoi da me...».

Il fratello di Fini
Anche Massimo Fini, direttore scientifico del San Raffaele Pisana, fratello del presidente della Camera, spunta in alcune intercettazioni. Si prodiga col funzionario Vallone per «il riconoscimento Irccs». «Fini dice che porterà a pranzo Zecchino... Vallone dice che forse verrà anche lui perché interessa a Giampaolo Angelucci».

Gli incontri con Mussi e la Turco
A pagina 409, tra gli incontri meritevoli di approfondimento, si fa riferimento ad incontri degli Angelucci col ministro della Sanità Turco per protestare contro le iniziative dei carabinieri del Nas mentre a pagina 409 il ministro contattato dal gruppo è «quello della Ricerca, Mussi». Nel calderone delle intercettazioni escono anche le telefonate dell’assessore D’Ubaldo, riferimenti al senatore di An, Domenico Gramazio, citazioni per il costruttore Ligresti, per Don Verzè, per il senatore Ciarrapico. Di tutto, di più. A leggere bene, non tutto utile all’inchiesta.