Hanno previsto il futuro. E so già che vincerò io

S ono in difficoltà e un filino impaurito. Da qualche tempo vivo vintage ma nel futuro. E non mi piace niente. Succede da una decina di giorni. Tutta colpa di una sera, di una notte, di un risveglio. Per imbarcarmi in questo viaggio spazio-temporale è stato sufficiente rincasare tardi, mangiare tardi, andare a letto tardi e svegliarmi presto. Trovando poi accanto, sul comodino, una rivista con le pagine aperte come fosse uno scrigno spalancato. Dentro non c’erano tesori, bensì uno sfacciato servizio su come, una volta, immaginavano la vita negli anni 2010.
E chissenefrega, ho pensato. Solo pensato, però. Perché poi ho iniziato a leggere e ora sono in difficoltà e un tantino impaurito. Perché si racconta di come, nel 1965, venne organizzato dall’Accademia americana delle Scienze uno staff di luminari composto da antropologi, scienziati vari, sociologi, polititologi ed economisti. L’istituto era desideroso di sapere come sarebbe stato il mondo del XXI° secolo. Sono in difficoltà e un tantino impaurito perché ho scoperto che nelle loro conclusioni, i luminari, dopo giorni di riflessione, avevano previsto i telefonini e googlemaps e la possibilità di scegliere il sesso dei figli e la decadenza Usa e il boom di Cina e Brasile e i problemi della privacy e la trasformazione digitale delle relazioni personali nel senso di facebook, twitter, ipod, ipad e mi senti, ti sento, non c’è campo, chiamo io, chiami tu...
Sono in difficoltà e un tantino impaurito perché quella lettura me ne ha ricordata un’altra che avevo distrattamente leggiucchiato anni prima. Prevedeva il mondo del 2030 ed eravamo nel 2007. Sono andato a cercarla nel cassonetto delle cose da non buttare e ovviamente l’avevo buttata. Però google è stato un gran signore e nonostante tutto ciò che penso di lui me l’ha fatta ritrovare in rete. All’epoca, quell’articolo mi era parso una pirlata; visto però quante ne avevano azzeccate i geni del 1965, l’ho riletto con maggior rispetto. Un altro luminare, in un rapporto redatto per la Commissione europea, spiegava che fra 20 anni i pc, grazie alle nanotecnologie, saranno mezzo milione di volte più potenti degli attuali, e gli elettrodomestici verranno tutti controllati a distanza, e piccoli e servizievoli robot si prenderanno cura degli anziani, e la mappatura del Dna con la ricerca sulle staminali permetterà di raggiungere i 130 anni di vita. Dimenticavo: secondo un altro studioso, nel 2030 la realtà virtuale ci consentirà qualsiasi tipo di esperienza indipendentemente dal punto fisico in cui siamo... Ne sono certo: la più gettonata sarà vivere vintage.