Hanno sparato al bambino per non farlo testimoniare

Mariateresa Conti

da Catania

Aveva rubato la moto a un boss. E invece di restituirla, come prevedono le regole mafiose, aveva denunciato ai carabinieri l'aggressione subita dai gregari di mafia che gli avevano chiesto conto del furto. Uno sgarro troppo grave. Da punire uccidendo lui e anche quel bimbo sveglio, che gli stava sempre dietro e che poteva essere un testimone scomodo. Un'operazione riuscita a metà, perché il piccolo, nonostante le gravissime ferite si sta lentamente riprendendo.
Risolto a tempo di record il duplice omicidio di domenica scorsa a Paternò. All'alba di ieri, per l'uccisione di Giuseppe Salvia e Roberto Faro e per il ferimento del piccolo Alessio Salvia, 7 anni, sono state fermate due persone, Alfio Scuderi, 33 anni, e Benedetto Beato, entrambi venditori ambulanti. Secondo gli inquirenti, sono stati loro a sparare, domenica sera, nel buio, per punire Salvia. Non solo. I due - con precedenti penali per mafia Scuderi, incensurato invece il giovane Beato, anche se avrebbe avuto frequentazioni sospette - avrebbero deliberatamente sparato sul bambino per uccidere, secondo la ricostruzione degli inquirenti. Il piccolo infatti, che camminava sempre col padre che, accusa lo zio- «lo utilizzava come scudo» sapendo di essere nel mirino dei clan, poteva essere un testimone oculare troppo pericoloso. Di qui la decisione di eliminare anche lui.
I due indagati hanno negato. Ma sono stati sottoposti alla prova dello Stub, per verificare se abbiano sparato. E non è tutto. Intercettati dalle microspie dopo il fermo, i due avrebbero fatto dichiarazioni compromettenti proprio a proposito del duplice delitto.
Uno sgarro, dunque, dietro la pioggia di fuoco che ha massacrato Giuseppe Salvia e il suo amico Roberto Faro. Salvia, pregiudicato per furto, avrebbe affiancato abitualmente all'attività ufficiale di camionista il lavoro di ladro. E avrebbe rubato in libertà, senza tenere conto delle regole delle cosche. La vicenda alla base del delitto risalirebbe a circa un anno fa. Salvia avrebbe rubato la moto di un «intoccabile» protetto dalle cosche mafiose. E per questo incauto furto sarebbe stato chiamato a rispondere, e con le maniere forti. Ma lui aveva resistito. Non solo non aveva restituito la moto, ma aveva anche denunciato chi l'aveva aggredito. Un comportamento inaccettabile, secondo le regole mafiose. Un'onta da lavare con una lezione esemplare, per dimostrare a tutti che le regole mafiose non si discutono.
I due ambulanti non sarebbero direttamente legati ai clan, ma sarebbero stati assoldati proprio per questo delitto. Beato, come si diceva, è incensurato, anche se avrebbe rapporti di amicizia con personaggi in odore di mafia. È invece pregiudicato Scuderi, che ha nel suo curriculum una denuncia per omicidio e una condanna per collusioni mafiose. L'inchiesta resta comunque aperta. Scuderi e Beato sarebbero solo gli esecutori materiali, non i mandanti, della spedizione punitiva.