Harding e la Mahler insieme per Itaca

L’inglese Daniel Harding, domani (ore 21) sul podio della Scala con la Mahler Chamber Orchestra, è stato l’apripista del fenomeno dei baby direttori, con tanto di debutto a 21 anni con i Berliner Philarmoniker. Baby: un’etichetta che ancora gli rimane appiccicata addosso per quel suo aspetto d’eterno ragazzo. Harding, che oggi di anni ne ha 36, proviene dalla bottega di Symon Rattle e di Claudio Abbado, che se lo portò subito alla Mahler Chamber Orchestra, della quale divenne direttore principale nel 2008, incarico che si incrocia con quello di direttore ospite della London Symphony e di direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese.
Domani Harding torna in un teatro che spesso lo invita. Rientra infatti nella famosa rosa di artisti che, con frequentazioni continue, va a colmare il vuoto di un direttore musicale in Scala. Il concerto, in collaborazione con le Serate Musicali, è a favore di Progetto Itaca, onlus che si dedica alla riabilitazione e all’inserimento lavorativo di persone che soffrono di disturbi mentali. Programma brahmsiano con la Seconda sinfonia e il Concerto op.77, solista la violinista tedesca Isabelle Faust. Poi la Mco e Harding voleranno in Oriente, Giappone compreso.
La Mahler è il gioiello con cui Harding lavora da più d’un decennio, la descrive come «un’orchestra estremamente seria e volitiva, dove ognuno si sente parte integrante della compagine, responsabile di quello che avviene. Gli orchestrali sono incredibilmente devoti all’istituzione, si sentono amici ancor prima che colleghi. Si respira insomma la gioia del fare musica». Il direttore british ha un rapporto continuo con la Mahler, ma pure con il complesso svedese e la London. E’ lui stesso a spiegarci che inevitabilmente «cambia l’atteggiamento di un direttore in relazione alla personalità di un’orchestra. Ogni complesso ha la sua identità e richiede flessibilità a chi la dirige. E’ per questo che ho deciso di non lavorare con più di otto orchestre l’anno». Tra esse, c’è la Filarmonica della Scala: «camaleontica, capace d’esprimere tanti colori. Respira quotidianamente la polvere del palcoscenico, e questo si sente: ha uno spiccato senso del teatro».