HAROLD ROBBINS Il lato B del successo

Naturalmente su di lui sono circolate voci di ogni tipo, la metà delle quali inventate dal diretto interessato. In fondo, era il suo mestiere. Tra le più leggendarie ricordiamo: «Appena nato, mi hanno subito scaricato in un orfanotrofio»; «La verginità? L’ho persa a dodici anni, con una prostituta, ma senza pagare»; «La mia prima moglie fu una ballerina cinese, morì sei mesi dopo le nozze, uccisa da un pappagallo impazzito»; «Quindicenne, volevo andare per mare, mi arruolai, e fui l’unico, ma dico l’unico sopravvissuto di un sommergibile silurato, dove peraltro facevo un sacco di sesso gay»; «La mia prima bancarotta? A ventuno anni. La guerra mi portò via il mio primo milione di dollari, che avevo accumulato vendendo zucchero all’ingrosso»; «Fu l’editore Alfred Knopf a chiedermi di cambiare il mio nome Rubin in uno più commerciale, e accettai di buon grado. Anche se l’avessero saputo, non credo i miei genitori - lo zar Nicola di Russia e una cameriera del Waldorf - se la sarebbero presa più di tanto. E ad ogni modo, fu così che divenni...» Harold Robbins (1916-1997).
Cioè uno degli scrittori che ha venduto di più dopo la Bibbia, con 750milioni di copie reali all’attivo: cifra decisamente più consistente, per fare paragoni meno irriverenti, di quella prodotta da J.K. Rowling con il suo Harry Potter. L’impatto sociale del fenomeno fu enorme: è stato detto che i romanzi di Robbins hanno avuto lo stesso ruolo, durante la rivoluzione sessuale, della pillola anticoncezionale e di Playboy, e l’affermazione può essere verosimile, dal momento che quando si toccano con perizia i bassifondi dell’anima - e Robbins ci nuotava dentro, come persona e come autore - il ritorno è garantito.
«Una vita lurida quanto i suoi romanzi», ha chiosato Andrew Wilson, suo biografo, che negli Stati Uniti ha appena pubblicato Harold Robbins: the man who invented sex (Bloomsbury, pagg. 320, euro 21,93), e solo «L’uomo che visse di sesso» sarebbe titolo più preciso, soprattutto guardando quanto i suoi libri - che di sesso erano infarciti - gli fruttarono in diritti di autore e cinematografici: 50 milioni di dollari, «tutti guadagnati, tutti spesi» assicurò lui verso gli ottanta, poco prima di morire. La cifra è stata confermata.
Nato a New York nel 1916 da un farmacista ebreo fuggito dalla Russia, si sposò giovane (il primo di cinque matrimoni) e, spinto dalla necessità di guadagnare, si trasferì a Hollywood, dove lo presero alla Universal Pictures come fattorino. Diventato produttore esecutivo, a trentadue anni si prese un po’ di tempo e scrisse Mai amare uno straniero, già tutto impostato su una narrazione pornografica «leggera» che gli assicurò visibilità e, come al solito, una censura ufficiale del libro per tutto il territorio di Philadelphia.
La strada era spianata. Melodramma, avidità, incontenibile appetito sessuale, successo, mancanza di scrupoli, freddi uffici di multinazionali dove vengono contesi patrimoni e contrattate prestazioni sessuali, torride storie di vertiginose ascese al potere: le trame che Robbins offriva al pubblico, in uno stile che definire «rapido» è fargli un complimento, gli permisero nel 1957 di dedicarsi solamente alla scrittura. E se Balzac, per aiutare la penna e appianare i debiti, aveva la sua particolare miscela di caffè (che gli minò cuore e fegato, conducendolo a morte precoce), Robbins si ricaricava con un altro genere di mix: «Aragoste, cocaina, orge», come ammetteva senza malizia e a ogni piè sospinto durante gli ultimi decenni di vita.
Era quel fabbricante di libri tipicamente americano che trova la limousine all’aeroporto, quando scende dal suo jet privato (nello specifico, rincasando dai party a base di droga e prostitute che organizzava nella sua villa in Costa Azzurra). A un certo punto lo chiamarono «l’Onassis dei libri da supermarket». Sempre abbronzato, sempre nascosto dietro un paio di enormi occhiali da sole, quando non scriveva («scrivere, dopo la masturbazione, è la miglior cosa che puoi fare per te stesso») si drogava e si accoppiava a pagamento, senza soluzione di continuità. È una tipologia di scrittore: Maupassant fu il più rappresentativo, sebbene con risultati ben diversi sulla pagina. Più tardi, Robbins prese a bere. Picasso, James Baldwin, Mario Puzo, Jackie Collins, Camille Paglia continuarono a essere suoi fan, chi per provocazione chi per sincero divertimento. Gli scontri (anche fisici) con le mogli, i divorzi, le meschinità furono all’ordine del giorno lungo tutta la sua vita, che nel privato, è stato detto, fu «raccapricciante».
Negli ultimi due lustri che gli stravizi gli concessero, obbligato su una sedia a rotelle, non scriveva nemmeno più, ma «supervisionava le trame». I soldi, li aveva già fatti. Soprattutto con il primo libro sconcio di portata globale, The Carpetbaggers, settecento pagine pornosoft molto esplicite per quel tempo (1964), che vendette a tonnellate nelle edicole delle stazioni, lanciando un vero e proprio genere. In italiano uscì con un titolo che avrebbe fatto compiere al suo strafatto autore un vigoroso cenno di assenso con la testa, non si sa se per cinica consapevolezza o se per malinconia: L’uomo che non sapeva amare.