Harrison Ford: «Aspetto Connery sul set del nuovo Indiana Jones»

La star: «Tra noi 12 anni di differenza, ma lui sarebbe parte integrante del film. In questo periodo faccio il produttore»

Pedro Armocida

da Roma

Sean Connery e Harrison Ford, padre e figlio in tre episodi di Indiana Jones, anche se non si sono mai incrociati alla Festa del Cinema, hanno avuto un dialogo a distanza. L’attore scozzese, in apertura della Festa, all’insistente domanda se prenderà parte al quarto e ultimo film della saga rispose scherzoso: «Non lo so, forse Harrison Ford è troppo vecchio per fare mio figlio». Ieri il «figlio», ospite d’onore per la consegna del premio intitolato alla sua storica agente scomparsa Patricia McQueeney (andato, sorpresa sorpresa, a Jim Berkus suo attuale manager), venuto a conoscenza delle affermazioni del «padre» ci ha riso su: «Questo si chiama vendicarsi perché una volta ho detto in sua presenza che, se non avessimo rifatto presto Indiana Jones, sarebbe stato troppo vecchio per fare mio padre. In realtà abbiamo solo 12 anni di differenza. Spero proprio che sia dei nostri perché è parte integrante del tessuto emotivo di questi film».
Completo grigio, chioma più sale che pepe, immancabile orecchino sinistro (anche se più discreto di quello che campeggia sulla copertina di Vanity Fair di questa settimana), due matrimoni alle spalle e quattro figli (di cui uno adottato con l’attuale compagna, l’attrice Calista Flockhart di vent’anni più giovane), Harrison Ford con i suoi 64 anni s’è svelato un tantino più stanco. I flash e le telecamere che lo seguono dappertutto sembrano quelle dei bei tempi, anche se adesso le giornaliste, ancora invaghite, lo apostrofano pensando di fargli un complimento con luoghi comuni della serie «come il buon vino migliori con il tempo». E lui, meno scherzoso, teorizza: «È vero che il pubblico sembra essersi ringiovanito mentre gli artisti invecchiano. Per questo motivo forse, ora che abbiamo superato, chiamiamola così, l’età della giovinezza, le possibilità per noi di girare film sono calate. Purtroppo questo vale sia per gli attori che per le attrici. Io continuo a scegliere i ruoli con attenzione anche se mi sto dedicando di più alla produzione».
Carriera lunga e fortunata la sua, da American Graffiti al recente Firewall accesso negato e in mezzo Guerre stellari, che però non gli ha mai portato un Oscar, ma lui non ne fa un dramma: «Mi interessa più un film buono che un solo momento di gloria». Intanto a breve c’è il progetto di Indiana Jones: «Sono molto contento di quest’opportunità e di tornare a lavorare con Steven Spielberg e con George Lucas. Abbiamo fatto tre film che sono ambientati nello stesso blocco temporale mentre ora dobbiamo andare avanti per evidenti trasformazioni. Sono però sicuro di riuscire a coinvolgere il pubblico come in passato con una storia di ampio respiro, piena, come sempre, di lati comici, drammatici e d’avventura. Una miscela ancora oggi esplosiva».